Chi è
Don Antonio Sciortino, è Direttore di Famiglia Cristiana e autore del recente saggio “Anche voi foste stranieri”
Antonio Sciortino
Educare i ragazzi
alla mondialità
Ogni nazione che ha il coraggio di aprirsi alle migrazioni, ricordava Giovanni Paolo II, non può che averne forti benefici umani, sociali, culturali ed economici. Purché la politica non sia miope. E sappia governare fenomeni massicci e problematici come quelli migratori, con umanità e civiltà. Nel rispetto della dignità delle persone e dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Due personaggi, in Italia, ci ricordano la strada da percorrere: il Presidente della Repubblica e il Papa. Giorgio Napolitano ha sempre messo in guardia dalle tentazioni xenofobe e razziste. "Il nuovo slancio di cui ha bisogno l'Italia - ha ricordato - per andare oltre la crisi, verso un futuro più sicuro, richiede riforme, convinzioni e partecipazione diffuse in tutte le sfere sociali. Richiede il recupero di valori condivisi. Valori di solidarietà". Non a caso Napolitano, di recente, si è speso a favore della cittadinanza dei bambini nati da famiglie di immigrati. È folle, ha detto, non riconoscere questo diritto per un Paese vecchio e sclerotizzato come l'Italia.
Da parte sua, Benedetto XVI non ha mai cessato di ricordare che gli immigrati sono persone come noi. Portatori di uguali diritti e doveri. L'amore per la Chiesa è amore per l'uomo, che si declina nella carità e nell'accoglienza. "La pace - ha detto - incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione".
Da qui il bisogno di educare i ragazzi alla mondialità. Al rispetto dell'altro e della diversità. "Ormai - ha osservato il Papa - è sempre più comune l'esperienza di classi composte da bambini di varie nazionalità, ma anche quando ciò non avviene i loro volti sono una profezia dell'umanità che siamo chiamati a formare: una famiglia di famiglie e di popoli". Quasi un dovere per nazioni come la Svizzera che ospita un'alta percentuale di stranieri, ma soprattutto per l'Italia, Paese di emigranti. Ma ora dalla memoria corta. Molto corta. Da quando è cominciato il fenomeno migratorio, abbiamo mandato nel mondo decine di milioni di nostri connazionali. E, oggi, gli italiani all'estero sono circa quasi sei milioni. Sarebbe giusto non far patire agli stranieri quello che anche noi abbiamo sofferto in passato, da emigranti. Basterebbe mettere in atto quanto dice la Bibbia: "Quando uno straniero risiede nel nostro territorio non deve essere né molestato né oppresso. Deve essere trattato come un nativo" (Levitico 19,33-34).
Quando la Chiesa parla di accoglienza e interviene a difesa dei diritti degli stranieri, spesso è accusata di fare politica. In realtà, annuncia il Vangelo, che ha cuore la dignità di ogni essere umano. E i diritti della persona. Senza distinzioni di provenienza, colore della pelle e credo religioso. Quando è calpestata la dignità umana, la Chiesa non può tacere. Così anche di fronte a provvedimenti ispirati più al principio dell'esclusione e dell'indesiderabilità, che all'inclusione e all'accoglienza. Leggi per l'espulsione e i respingimenti. O che rendono difficile il ricongiungimento familiare e le richieste di asilo. Per sua natura, la Chiesa è universale. Non è straniera a nessuno. E nessuno deve sentirsi straniero nella Chiesa.
In questi anni, in Italia come in Svizzera, c'è stata una tendenza al ribasso rispetto agli impegni internazionali verso profughi, rifugiati e perseguitati. Anche le risorse finanziare sono andate a finanziare politiche "securitarie", più che programmi di accoglienza e integrazione. È prevalso il "pacchetto sicurezza", piuttosto che il "pacchetto accoglienza". Una stretta progressiva al diritto all'asilo e ai ricongiungimenti familiari. Irregolari trasformati in clandestini. E così criminalizzati. Rom e Sinti soggetti alla schedatura per ragioni di etnia o da tenere lontani come purtroppo accade in Ticino. Pene di reclusione per chi affitta a un irregolare. Tasse salate sul permesso di soggiorno. Ronde alla caccia dello straniero. I vecchi centri di permanenza temporanea (Ctp) trasformati in centri di identificazione ed espulsione (Cie). Cioè, nuovi lager. Dove è impedito, finora, l'accesso ai giornalisti per una verifica delle condizioni di chi vi è ritenuto.
Una brutta legislazione, cresciuta nel terreno fertile dei pregiudizi. E sulla paura del diverso. Così sono stati messi alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. La povertà considerata una colpa. Da emarginare. Nel nome della legalità e decoro dell'ambiente. Il rispetto della sicurezza, invece, va di pari passo con l'accoglienza. Binomio inscindibile. Sulle paure e i pregiudizi non si costruisce nulla di buono per il futuro di un Paese.
A maggior ragione se ci si ispira al Vangelo. Per i cristiani l'amore al prossimo non è un optional. Fa parte della propria identità. Il giudizio finale verterà su come avremo calato i principi evangelici nella realtà. Non sulle tante pie invocazioni o atti cultuali. Saremo giudicati, come ci ricorda l'evangelista Matteo (capitolo 25), sulle opere di carità e misericordia: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, prigioniero e mi avete visitato... forestiero e mi avete accolto". Moniti del Vangelo che, oggi, imbarazzano e fanno vergognare. E, spesso, non hanno più cittadinanza anche nel cuore di tanti credenti. Sono schegge impazzite dell'intolleranza, di chi gira lo sguardo altrove. E non vuole sporcarsi le mani. E stare accanto all'umanità sofferente. Pazienza se il Vangelo si scolorisce. E perde sapore.
I diritti dei deboli non sono diritti deboli. Ce l'ha ricordato, con forza, l'ex cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi. Così come solidarietà e sussidiarietà non sono compiti per "addetti ai lavori", tipo i volontari della Caritas. Il Vangelo chiama in causa tutti. Annunciarlo e viverlo nella sua interezza e scomodità, anche quando è controcorrente rispetto alla mentalità individualista e consumista dei nostri tempi, è il miglior modo di vivere il Natale. In modo autentico e sincero. Assieme a tutti gli uomini di buona volontà.
18-12-2011 01:00