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Fulco Pratesi
Chi è
Fulco Pratesi è scrittore, fondatore e presidente onorario di Wwf Italia
Fulco Pratesi
Il rispetto per l'ambiente
nasce dalla conoscenza
Che l'uomo ami la natura, intesa come piante e animali, acque e nuvole, venti e mari, non è scontato. Nella sua lunghissima storia, Homo sapiens (e ancor prima gli ominidi di varie specie) ha sempre considerato la natura (o il creato) come un qualcosa da combattere o da utilizzare. D'altra parte il Padreterno, alla famiglia di Noè sopravvissuta al Diluvio Universale, impartì ordini precisi: "Siate fecondi, moltiplicatevi e riempite la terra, e incutete paura e terrore a tutti gli animali della terra e a tutti gli uccelli del cielo. Essi sono dati in vostro potere con tutto ciò che striscia sulla terra e tutti i pesci del mare" (Genesi 2,1).
Con queste istruzioni, restando nella Bibbia, non ci si può meravigliare se il profeta Geremia, noto per le sue lamentazioni, riferisse così le parole del Creatore rivolte al genere umano: "Io vi ho condotti in un giardino per saziarvi dei suoi frutti e dei suoi beni, ma voi, appena stanziati, avete reso la mia eredità un abominio" ( Geremia, 2,7).
È comprensibile che, immersi in una natura predominante e a volte ostile, gli uomini abbiano creato le premesse del loro sviluppo, oggi devastante e inarrestabile, su una continua e tenace lotta contro tutto ciò che non servisse ai loro scopi e che, anzi, costituisse un ostacolo o un elemento di competizione. Da qui, di conseguenza, la distruzione delle foreste primigenie col fuoco e con l'ascia e il drenaggio delle zone umide, stagni, paludi, acquitrini per ricavarne pascoli per il bestiame o suoli coltivabili per corrispondere alle esigenze di una popolazione, che nonostante periodi di arresto causati da pestilenze, carestie, guerre, continuava a crescere.
Così per l'Italia, da una popolazione di 30mila cacciatori-raccoglitori alle soglie del Neolitico che viveva di quanto la natura spontaneamente donava, si è giunti ai 60 milioni attuali, dopo una sequela di alti e bassi in cui a ogni temporaneo arresto della crescita demografica si contrapponeva una ripresa notevole degli ecosistemi naturali, soprattutto paludi e foreste.
In tutta Europa, e anche in Svizzera, una cultura - prevalentemente contadina fino a poche generazioni fa- non infondeva un senso di amore per la natura selvaggia: basti pensare alla caccia e al proverbio diffuso tra gli agricoltori che recitava "Albero che non dà frutto -taglialo tutto".
Ma se l'amore per la natura (a parte personaggi stupendi come San Francesco d'Assisi) latitava alquanto, la conoscenza intima di essa  era assai più diffusa. Nelle notazioni riguardanti il comportamento di molti animali - a iniziare dalla Divina Commedia e dall'Orlando Furioso per finire al Passero solitario di Leopardi -  si può constatare un rapporto concreto e non letterario con la natura selvatica.
Oggi le parti si sono invertite. Un paragone tra le descrizioni superbe delle essenze mediterranee dell'Alcyone di D'Annunzio (ultimo poeta italiano con un senso della natura paragonabile a quella di molti poeti anglosassoni) e i testi di libri e canzoni contemporanee è desolante per quanto riguarda la conoscenza diretta dei fatti naturali.  Che è stata sostituita da un teorico quanto vano trasporto verso una natura che va rapidamente scomparendo, dall'Amazzonia alle savane africane, dalle calotte polari alle barriere coralline.
Un trasporto però platonico, il quale, non essendo basato su solide e serie conoscenze, rischia di restare un conato senza effetti pratici, tranne forse i contributi versati alle associazioni che si battono in difesa dell'ambiente e le firme in calce ad appelli e denunce di carattere ambientalista.
Se manca la conoscenza, è difficile che nasca l'amore per la natura e ancor più arduo far germogliare una volontà di difesa nei suoi confronti.
Nella mia lunghissima esperienza in contatto con i bambini, ho dovuto constatare diverse cose.
In primo luogo, ogni bambino nasce con un amore vero nei confronti della natura, specialmente degli animali. Se non intervenissero i condizionamenti miopi e pavidi degli adulti, il rapporto tra essi sarebbe costante e sereno.
A un bambino, in visita a un Oasi del Wwf, fu messa in mano una tartaruga terrestre. Il piccolo la muoveva con fare interrogativo osservandone i movimenti della testa e delle zampe. Alla fine, non capacitandosi, osò chiedere all'accompagnatore dove si mettessero le pile.
Ecco: se si vuole cominciare a creare un amore consapevole e attivo verso la natura (non quella manipolata e artificiale delle colture industriali, dei giardini zoologici e dei giardini all'italiana) allo scopo di reclutare volontari in sua difesa, è necessario partire dall'infanzia.
I bambini sono veramente e sinceramente disponibili a impegnarsi per salvare qualcosa, anche se di essa hanno conoscenza solo attraverso le esperienze dei filmati e dei cartoni animati. Bisogna però dar loro i mezzi per sviluppare tali sentimenti.
Quando, nel 1985, il WWF si impegnò nell'acquisto di una grande foresta in Sardegna, rifugio degli ultimi cervi sardi, i bambini dei Panda Club chiesero di collaborare.
Stampammo dei francobolli chiudilettera, come quelli della Pro Juventute svizzera, con l'immagine del cervo e glieli distribuimmo. La somma occorrente per salvare quei magnifici luoghi ammontava a un miliardo di lire. Bene, con nostra massima e commossa sorpresa, la somma raccolta dai piccoli raggiunse un quarto dell'importo, 250 milioni.
Questo per capire come, anche in una civiltà ormai quasi completamente urbanizzata e distaccata dalle radici arcaiche del nostro sviluppo si possa raggiungere risultati impensabili.
A chi mi chiede come, negli anni della mia militanza naturalistica, sia mutata la sensibilità degli italiani, non posso fare a meno di rispondere che se, a livello generale e concreto ancora ci sia molto da fare, per quanto riguarda gli animali selvatici i progressi sono stati vistosi: negli anni 70 dello scorso secolo i lupi, perseguitati e massacrati, erano rimasti in 100 in tutta Italia. Oggi i lupi italici sono diventati 1000 e chiunque si azzardi a ucciderli passa grossi guai con la legge.
Così anche gli orsi e gli avvoltoi, le linci e i gufi, le aquile e le foche monache, braccati per secoli, stanno oggi riconquistando i territori dai quali erano stati scacciati. Questo grazie ad un atteggiamento generale che vede in essi degli ambasciatori di una natura quasi ovunque in via di scomparsa.
Ecco, anche se oramai l'amore per la natura si basa su conoscenze più o meno indotte e artificiali, pure  esso va diffondendosi sempre più con risultati non trascurabili in favore della biodiversità del pianeta.
18-12-2011 01:00