Chi è
Oliviero Toscani è fotografo e creatore di campagne pubblicitarie di risonanza internazionale, maestro di "shockvertising"
Oliviero Toscani
Manifesti
Già mi aveva maldisposto alla sua prima apparizione, ma che delusione rivedere riproposto lo stesso becero contenuto della campagna "bala i ratt". Mi sembra di essere tornato indietro di quasi mezzo secolo, ai tempi dell' "iniziativa Schwarzenbach". E non ne parlo per sentito dire, perchè quel clima, quella stagione, li vissuti direttamente sulla mia pelle quand'ero studente alla Scuola d'arte di Zurigo, la Kunstgewerbeschule, all'epoca molto importante e dove ho avuto invece un'educazione specifica di fotografia, design e grafica. Ma sono stato educato, purtroppo, anche a ben altre esperienze. Come quella campagna contro l'"inforestierimento" che altro non era che una campagna anti-italiani, allora erano più della metà di tutti i lavoratori stranieri emigrati in Svizzera. So di cosa parlo perchè la sera insegnavo aritmetica nelle "colonie libere" e mi imbattevo in connazionali analfabeti, o semianalfabeti, che non parlavano altra lingua se non il proprio dialetto d'origine. So di cosa parlo, perchè ricordo i miei interminabili conflitti con la polizia zurighese. Solo per citare un esempio vorrei ricordare un episodio che oggi dovrebbe far morire di vergogna. Come studente ero obbligato, ogni tre mesi, a rinnovare il mio permesso di soggiorno. Un giorno ebbi la bella idea, alla voce "razza" nell'apposito modulo, di scrivere "umana". Oggi sono costretto a spiegare che la pretesa era che scrivessi "italiano". Ci rendiamo conto? E non avevo fatto altro che parafrasare Einstein, e quel "di razza umana"che scrisse sul modulo al suo arrivo in America, dove si trasferì a seguito delle persecuzioni antisemite. Il grande scienziato intendeva ribadire così che la "razza" è un falso scientifico, io, nel mio piccolo volevo solo far notare come fosse assurdo vedere quella voce su un formulario che 25 anni prima il premio Nobel aveva già compilato correttamente.
Evidentemente è una ruota che gira, e che ora si ripresenta in altre forme. E non parlo solo dei manifesti della campagna "bala i ratt", perchè lo stesso clima si avverte in Italia, con l'avversione ostile verso qualsiasi forma di immigrazione. Sarà la crisi economica che fa scattare la paura di perdere qualcosa che si è più o meno faticosamente guadagnato, ma proprio come i manifesti con i topi è un segno di debolezza, una paura che fa scappare quel poco di intelligenza che si dovrebbe avere.
E questo dalla Svizzera non me l'aspettavo, perchè della Confederazione ho un grande rispetto, al punto che non ho mai pensato che dovesse aderire all'Unione europea; al contrario, siamo noi europei che dovemmo entrare nella Svizzera, incrementando i suoi cantoni.
Questa dei topi è una grande scemata, una provocazione, e sento già l'obiezione: senti da che pulpito viene la predica. Ma la parola provocazione, in sè, non vuol dire niente, perchè una cosa è provocare interesse, altra provocare interesse imbecille, un'attenzione marcia, becera.
Chi l'ha ideata sicuramente gongola del fatto che, con un investimento "pubblicitario" di poche migliaia di franchi ha ottenuto un ritorno di visibilità dieci, cento volte superiore. Ma cosa vuol dire? Anche chi fa un peto in mezzo ad un gruppo di gente sicuramente attira l'attenzione, fa incazzare alcuni, disgustare altri, ma sempre un peto resta. E io sarei l'ultimo a dare una connotazione negativa al verbo provocare, perchè provocare per me vuol dire vedere le cose da un punto di vista diverso, alla ricerca di un cambiamento. La provocazione è il sugo, l'essenza dell'arte. Senza provocazione non ci sarebbe sviluppo, ma questo modo di provocare non ha alcun senso, è gratuito e non sarà mai vincente.
E mi dispiace anche per il topo, un animale che è ovunque ed è anche intelligente; probabilmente più di chi lo ha "usato" come un luogo comune. Mi chiedo che faccia avrebbe avuto un "ratt" svizzero: grasso, con le braghe di pelle che mangia l'Emmentaler? Del resto basta guardare i manifesti pubblicitari dei politici - e vale per la Svizzera, l'Italia, tanti altri Paesi - per constatarne la mediocrità; tanti faccioni che ti guardano, uno slogan raffazzonato, il simbolo di partito, un numero di lista... Il linguaggio usato, purtroppo, rispecchia il loro livello qualitativo. Non ci sono ideali perchè non ci arrivano proprio, guardano solo all'indietro. La maggior parte di quelli che fanno politica adesso è composta da quanti non sanno fare bene qualsiasi altra cosa, dei mediocri che per questo ripiegano sul fare politica. Mediocre, come loro. E il bello è che sono gli stessi che trovano irriverenti le mie campagne. Irriverenti verso chi? Verso chi ha ancora un concetto tradizionale ed obsoleto della comunicazione?
27-03-2011 01:00