Roberto Nepoti
Cannes
Senza dubbio è ancora il più prestigioso del mondo: quello a cui tutti i registi, lo ammettano o no, ambiscono andare. Ciò che resta in discussione è se il festival di Cannes riesca a rinnovarsi: in complesso la struttura, consolidata attraverso i decenni, mostra una certa rigidità; come se i suoi sessantaquattro anni insomma, e relativo prestigio nel mondo, gli pesassero un po' sulle spalle.
Malgrado alcune sezioni destinate alla "scoperta" di nuovi talenti o addirittura di nuove cinematografie, il concorso ufficiale, quello che assegna l'ambìta Palma d'Oro e sul quale i media si concentrano in modo quasi esclusivo, è ogni anno un catalogo di registi famosi e attori acclamati, impegnati nel rito mediatico della Montée des Marches: la salita dei gradini della grande sala Lumière, coperti dal tappeto rosso (e circondati da folle di fotografi, operatori, pubblico) che porterà gli eletti dell'anno nell'Olimpo del cinema come miglior film, miglior regista, migliore attrice, miglior attore eccetera.
Anche la giuria è tutto un fiorire di nomi celebri, mischiati ad addetti ai lavori (produttori, un critico, registi di cinematografie emergenti) meno noti al vasto pubblico. La 64° edizione, che sta per avere inizio (l'11 maggio, per protrarsi fino al 22) vanta come Presidente quella specie di monumento del cinema che è Bob De Niro e include due attori sulla cresta dell'onda, Uma Thurman e Jude Law. I film che dovranno giudicare sono una ventina (compreso qualche titolo "a sorpresa" dell'ultimissimo minuto: anche questa, ormai, una tradizione). A conferma di quanto si diceva, anche questa volta il festival della Croisette si presenta con una batteria di "grossi calibri" internazionali: Pedro Almodovar (regista del film "La piel que habito"), Terrence Malick ("The Tree of Life"), Lars von Trier ("Melancholia"), i fratelli Dardenne, plurilaureati a Cannes ("Le gamin au vélo"), Aki Kaurismaki ("Le Havre""), il regista giapponese di culto Takashi Miike che, col suo "Hara Kiri. Death of a Samurai", porta per la prima volta in concorso un film in 3D. Ben rappresentata l'Italia, con due pellicole in competizione: "Habemus Papam" di Nanni Moretti e "This Must be the Place", che Paolo Sorrentino ha realizzato in trasferta americana, valendosi dell'interpretazione della star Sean Penn come protagonista; mentre a Woody Allen toccherà l'apertura fuori concorso con un film dal titolo accattivante: "Midnight in Paris".
Come sempre, la sezione maggiore comprende diversi registi francesi (Alain Cavalier, Bertrand Bonello, Maiwenn); le sorprese, però, potrebbero arrivare da altre latitudini: dal danese Nicolas Winding Refn ("Drive"), ad esempio, o dal debutto dell'austriaco Markus Schleinzer ("Michael"), già attore e direttore del cast di molti film importanti, tra cui "Il nastro bianco" di Michael Haneke, Palma d'Oro nel 2009. Secondo la tradizione, verso metà del festival si scatenerà il toto-vincitore: sport praticatissimo sulla Croisette, benché piuttosto sterile. Dopo pochi mesi si faticherà a ricordarne il titolo: vedi il caso dell'anno scorso, quando fu premiato il (pur affascinante) "Zio Boomee che si ricorda delle sue vite precedenti" del tailandese Apichatpong Weerasetakhul, che poi quasi nessuno ha visto al cinema.
Oltre alla smagliante selezione ufficiale, però, a Cannes c'è molto altro. Il concorso-bis "Un certain regard" per cominciare, riservato a film più insoliti e innovativi: come potrebbero essere, ad esempio, "Restless" dell'imprevedibile Gus Van Sant, o "The Day Arrives" di Hong Sansoo. Altre buone sorprese riservano, non di rado, le sezione "Quinzaine des Réalisateurs" (dove è stato selezionato un esordio italiano, "Corpo celeste" di Alice Rohrwacher) e la "Semaine de la Critique", ristretta alle opere prime e seconde. Da qualche anno Cannes ha ceduto alle sirene del film o del blockbuster di grande richiamo mediatico: in questo 2011, la "strategia globale" ha scelto "The Beaver" di Jodie Foster e "Pirates of the Carribean: on Stranger Tides", di Rob Marshall, quarta puntata del ciclo piratesco per multisale con Johnny Depp.
Vale poi la pena di segnalare iniziative meno appariscenti, ma ormai consolidate e di grande interesse: come la Lezione di Cinema, tenuta dal vivo da registi (celebre quella di Quentin Tarantino, nel 2008) o attori, e Cannes Classic, selezione di capolavori del cinema proiettati in magnifiche copie restaurate. Fra gli appuntamenti del festival attualmente diretto da Thierry Fremaux va contata anche la Palma d'Oro alla carriera, che quest'anno sarà assegnata a Bernardo Bertolucci. E poi ci sono gli aspetti folkloristici con animazioni, proiezioni sulla spiaggia, feste più o meno esclusive organizzate dalle produzioni dei vari film. Incluso quello, un po' imbarazzante, dei "cinefili della speranza": persone che si spalmano sulla Croisette come sulla via di Benares, chiedendo agli addetti ai lavori (stampa, accreditati...) se per caso non abbiano un invito in più per la serata. Poi, invariabilmente delusi, tornano a casa e si tolgono, tristi, l'abito da sera.
08-05-2011 01:00