Ecco perché il Sud delle Alpi non attrae più
Il turismo ticinese
sulla rotta del Titanic
PATRIZIA GUENZI
Non c'è l'orchestrina che suona, ma solo un coro di lamenti. È c'è l'iceberg contro cui va inesorabilmente ad impattarsi, come il Titanic, la nave del turismo ticinese: prezzi alti e bassa attrattività. L'ultima sirena d'allarme è arrivata con lo studio dell'Osservatorio del turismo che ha definito il 2011 "la peggiore stagione estiva dal 1992" e sottolineando il dimezzamento nel giro di appena vent'anni degli ospiti tedeschi, presenza pregiata per hotel e ristoranti. Ma per misurare le falle nel bastimento dell'industria nostrana delle vacanze non servono grandi analisi. Basta leggere (nella pagina a destra) quanto dicono al Caffè tre famiglie, una tedesca e due svizzere, ossia la clientela tipo di quel paradiso perduto che era il Ticino turistico di una volta. "È troppo caro", sintetizza Helene Grass, figlia del premio Nobel tedesco Günter Grass (vedi pagina accanto), che per anni con la sua famiglia ha trascorso non poche estati a sud delle Alpi. Scarsa attrattività e perdita di tipicità, aggiungono gli altri.
La nota amara dei costi è rimarcata anche dall'Osservatorio: negli ultimi 20 anni i prezzi nell'albergheria e nella ristorazione sono saliti di un ulteriore 25% rispetto agli altri settori economici. "Un'azione sulla politica dei prezzi potrebbe non solo tamponare l'emorragia, ma anche rilanciare il settore", avverte Katia Cometta, presidente dell'Associazione liberale radicale per l'ambiente, e critica osservatrice della realtà turistica. I pernottamenti colano a picco, ma l'orchestrina della politica continua a suonare il vecchio spartito sulle poltrone della direzione di Ticino Turismo, i soggiorni intanto si accorciano e i tedeschi si dimezzano. Gran parte di loro fa qualche chilometro in più, a sud, verso Como: qui gli ultimi dati registrano un forte aumento delle presenze germaniche, assieme a quelle svizzere e americane. Ma il Ticino piange anche per i pernottamenti degli stessi rossocrociati, drasticamente contratti. Con questi chiari di luna lo scoramento è inevitabile. Eppure, Fernando Brunner, presidente di Hotelleriesuisse Ticino, rialza il capo: "Archiviamo il 2011 e andiamo avanti", e lancia un'ancora di salvezza a quanti di turismo campano: "Se ci andrà bene riusciremo ad assorbire buona parte dei dipendenti stagionali".
Attualmente è di circa 1.400 la media annuale dei disoccupati del settore. "Molti, una volta chiuso il contratto, vengono licenziati, oppure si trasferiscono in altri cantoni per la stagione invernale", spiega Brunner. Negli ultimi dieci anni l'industria turistica - che conta circa 10mila impiegati - ha perso l'8,% dei dipendenti a tempo pieno soltanto nei servizi di alloggio. Nello stesso arco di tempo i pernottamenti sono scesi del 9,2%. Marco Huber, presidente di Gastroticino, guarda al bicchiere mezzo pieno: "Nonostante una congiuntura non proprio favorevole, se la domanda aumenterà lievemente cresceranno anche i lavoratori a tempo determinato". Ma è difficile essere ottimisti visto il basso profilo della Svizzera nei cataloghi viaggi di Italia, Francia e Inghilterra. Le agenzie straniere lamentano scarsità di offerte, cambio sfavorevole e poca comunicazione. Ma c'è chi denuncia pure il poco savoir faire da parte degli addetti ai lavori. E si corre ai ripari. Alcuni cantoni obbligano il personale a seguire "corsi di sorriso", mentre l'Ente Lago Maggiore, per rimpolpare i pernottamenti - precipitati di quasi il 6% nel 2011 - punterà sugli eventi.
pguenzi@caffe.ch
19-02-2012 01:00