"Nel dramma delle gemelline l'epilogo di una vendetta tribale"
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Un rito di morte
per infliggere dolore
CLEMENTE MAZZETTA; EZIO ROCCHI BALBI


"Un rito tribale nel terzo millennio". L'icastica immagine della vicenda delle due gemelline Alessia e Livia scomparse un anno fa, è dell'antropologo Gregory Overton Smith, con dottorato di antropologia sociale alla Oxford University: "Siamo di fronte ad un rito che la cronaca riporta sempre più spesso - spiega- e che comprende, a mio parere, due azioni: concludere nel modo più tragico un rapporto e ottenere una vendetta schiacciante procurando il massimo del dolore possibile".
L'inchiesta sul drammatico caso delle gemelline rapite dal padre Matthias Schepp, un ingegnere di Saint-Sulpice, nei pressi di Losanna, alla fine di gennaio del 2011, non è ancora chiusa.  Sono ben tre  i filoni di indagine ancora aperti in Svizzera, Italia e Francia, anche se l'epilogo non lascia nessuna speranza alla madre, Irina Lucidi, 44 anni.  "Non hanno sofferto. Ora riposano in pace", scriveva infatti il padre, in una cartolina testamento alla moglie, dal suo folle itinerario verso la morte che molti hanno accomunato al mito greco di Medea,  la madre che uccide i propri figli per vendicarsi di Giasone che l'ha abbandonata. Una Medea al maschile che in questo caso segnala la fragilità esistenziale dell'uomo. Follia, vendetta, cosa s'annida nell'animo di un padre che toglie le figlie alla madre, e poi s'uccide sotto treno in Italia, a Cerignola in Puglia, dopo un lungo viaggio senza capo né coda, lasciando tutti nell'angoscia? "In casi come questo - sostiene Overton Smith - la causa dominante è la paura della perdita che preclude  qualsiasi altra possibilità". Delle due gemelline Alessia e Livia si erano perse le tracce il 30 gennaio di un anno fa. Avevano trascorso la mattina a giocare a casa di amici di famiglia. Il padre, era a andato a prenderle  per portarle nella sua villetta per il fine settimana. Nessuno poteva immaginare i suoi folli propositi. Un matrimonio fallito alle spalle come tanti e i figli affidati alla madre, come nella quasi totalità delle separazioni. Una situazione che Matthias Schepp, non ha retto e che ha scatenato la follia, la vendetta. Schepp chiedeva infatti, sopra ogni altra cosa, l'affidamento delle figlie. Il fatto di non averlo ottenuto potrebbe essere stato alla base della sua decisione di uccidere le gemelline (ma come e dove?) e poi togliersi la vita.
L'instabilità mentale emerge in tutta evidenza  dalla cartolina che l'uomo spedisce alla moglie il 31 gennaio da Marsiglia, dove pare siano state viste per l'ultima volta, vive, le bambine: "Senza l'affidamento non ce la faccio", scrive il padre. Sembra essere una sentenza definitiva.
Secondo l'inchiesta della polizia, Schepp avrebbe passato la frontiere con la Francia la sera del 30 gennaio ad Annecy. Il 31 gennaio ha inviato da Marsiglia una cartolina alla moglie. Nella città francese ha ritirato circa 7500 euro da alcuni sportelli bancari (una parte poi spedita alla moglie) ed ha acquistato tre biglietti per il traghetto per la Corsica. Destinazione Propriano. Era stata una località dove la famiglia aveva trascorso un periodo felice. Il 3 febbraio avrebbe pranzato in un ristorante di Vietri sul Mare (Salerno). Intorno alle 11 di sera del 3 febbraio 2011 Matthias Schepp si è tolto la vita lasciandosi travolgere dall'Eurostar Milano-Bari in transito  dalla stazione di Cerignola (Foggia).  
Davanti alla stazione è stata trovata la sua auto, delle figlie, nessuna traccia.  "Così ci si assicura la definitiva chiusura di un rapporto. Un gesto che mette fine all'incertezza, un colpo terribile ma definitivo. Si arriva al gesto estremo pur di non perdere contatto con l'"oggetto" amato. E cosa c'è di più amato dei propri figli?", osserva l'antropologo.
"Per questa vicenda io parlerei di un classico caso di assimilazione, un fagocitare i propri figli per averli, possederli completamente - conclude Overton Smith -. Un vero rito tribale, anche se sorprende che avvenga nel terzo millennio. Persino nel 'Ramo d'oro' di Frazer, un testo base dell'antropologia culturale, l'uccisione tribale dei figli viene citata solo per i pretendenti al trono. In senso letterale parlerei di una sorta di cannibalismo morale, fagocitare appunto i propri figli". Vendicandosi della madre per l'eternità.
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29-01-2012 01:00
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