Cultura
Il grande buio
nella vita di Luca
FRANCO ZANTONELLI
Il giallo dura da dieci anni, dal pomeriggio del 7 febbraio 2002 in cui, a Veysonnaz, in Vallese, una madre trovò il proprio figlio seminudo, in mezzo alla neve, pieno di graffi e in stato di ipotermia. Luca Mongelli aveva 7 anni allora e, dopo la scuola, come sempre, era andato a giocare con il fratellino di 4 anni, ed il loro cucciolo di pastore tedesco, Rocky. "Quando lo ritrovai era in uno stato che mi è difficile spiegare, era gelido e non parlava, aveva perso conoscenza"; il ricordo di quei drammatici momenti da parte di Tina Mongelli, la mamma di Luca. Ricoverato a Ginevra, in coma, il bambino si è risvegliato dopo tre mesi, gravemente menomato. Da allora è cieco e tetraplegico. L'inchiesta condotta dalla polizia e dalla Procura vallesane, ha ritenuto che responsabile dell'aggressione fosse il cane, avendo trovato sul corpo di Luca unicamente tracce del dna del pastore tedesco. Secondo la famiglia, tuttavia, il cane non c'entra e Luca è stato aggredito da più persone. "Se i poliziotti hanno fatto bene il loro lavoro l'intervento di terzi dovrebbe essere escluso - spiega il criminologo André Kuhn - . Disponendo, unicamente, del dna del cane, a quegli elementi devono attenersi". Fatto sta che, nel 2004, il caso viene chiuso, una prima volta, dalla magistratura. Nel frattempo, però, i Mongelli, che contestano le risultanze dell'inchiesta, ingaggiano un avvocato particolarmente agguerrito, una criminal profiler ed un investigatore privato, dopo che Marco, il loro figlio più piccolo (quello che si trovava con Luca, quel pomeriggio), ha descritto "un uomo cattivo, con gli occhiali scuri, calvo, più alto di papà", che avrebbe fatto del male al fratellino. Marco, successivamente, in un disegno, ha aggiunto nuovi particolari, cambiando anche un pò versione, ricostruendo l'aggressione come opera di tre individui, verosimilmente degli adolescenti della zona. "Attenzione, perchè bisogna saperli interrogare i bambini - mette in guardia il criminologo André Kuhn -, perché tendono ad essere influenzati da quello che sentono dire dagli adulti, senza rendersi conto delle conseguenze delle loro affermazioni. Cosa che tra l'altro succede, regolarmente, anche nei casi di divorzio". In altri termini il fratellino di Luca può, realisticamente, aver disegnato ciò che ha visto, ma anche riportato, semplicemente, una teoria sentita in casa. Il suo disegno, comunque, è ritenuto attendibile da Carine Hutsebaut, la criminal profiler cui sono ricorsi i Mongelli. La stessa, tra l'altro, che si è già occupata del pedofilo belga, Dutroux. La sua versione è che il bambino, particolarmente turbolento, avrebbe ricevuto una sorta di lezione, da alcuni ragazzi. Che, nelle indagini, gli inquirenti possano avere omesso la pista dell'intervento di terzi lo fa capire, senza dirlo, un altro criminologo, Olivier Guiéniat, oggi comandante della polizia giurassiana. Attingendo alla propria esperienza rileva come capìti che i poliziotti, in presenza di prove evidenti, tendano a chiudere un caso, ritenendo inutili ulteriori approfondimenti. Pressata dalla stampa, da una petizione sottoscritta da oltre nove mila cittadini, la Procura vallesana ha annunciato, mercoledì scorso, durante una conferenza stampa, che ci sarannodegli approfondimenti.
Era presente, inchiodato alla sua sedia a rotelle, anche Luca Mongelli, oggi 17enne. "Ero tranquillo quel giorno, con il mio cane e mio fratello, stavamo giocando - ha ripetuto ribadendo la sua testimonianza. . Poi sono arrivate queste persone cattive. Mi hanno spogliato e picchiato",
29-01-2012 01:00