Il grande freddo
Così il clima influenza
i comportamenti
LIBERO D'AGOSTINO
Mediterranei flemmatici e sonnacchiosi, ma fantasiosi ed estroversi; nordici frenetici, ma noiosi, concreti certamente, però altrettanto introversi. Più inclini alla riflessione i primi; all'azione i secondi. Sono solo cliché, i luoghi comuni che da secoli connotano popolazioni diverse, oppure il clima influisce davvero sul carattere e i comportamenti umani? Assai scivoloso il crinale tra natura e cultura, si rischia di precipitare su interpretazioni dall'amaro retrogusto di un razzismo che si affida a meridiani e paralleli per tracciare le linee di una discriminazione a sfondo bio-ambientale. Ma che la solarità del meridione plasmi temperamenti diversi dalla cupa uggiosità del nord, è un dato di fatto. Verità, però, scombussolata da una meteo sempre più pazza che, oltre ad aver eliminato le mezze stagioni dal guardaroba della mitica casalinga di Voghera, imprevedibilmente spariglia senza riguardo, tra sud e nord, freddo e caldo, gelo e afa, giostrando tutti tra effetto serra e inverno polare come in questi giorni. "È indubbio che il clima ci influenzi molto. Il tema era caro già al filosofo greco Aristotele, che gli attribuiva grande importanza", premette Paolo Apolito, docente di antropologia all'Università Tre di Roma. E spiega: "Oggi ci si interroga non tanto sull'azione esercitata dal clima direttamente sui singoli individui, quanto come le condizioni meteorologiche influenzino intere popolazioni. Indipendentemente dal fatto che gli abitanti provengano da Paesi torridi o ghiacciati. Insomma, più del Dna contano le condizioni ambientali dove viviamo, che ci portano ad avere un atteggiamento più o meno positivo".
Senza cadere nel "determinismo climatico", è innegabile che il clima, la meteo come usa dire oggi, misurata però sull'arco dei secoli, influenzi i comportamenti umani e quindi la storia, al pari dell'economia e dell'organizzazione sociale. Dopo il 1300, non sono state forse le condizioni climatiche instabili a provocare in Europa catastrofiche carestie che stremarono le popolazioni, incubando poi devastanti epidemie? E che dire di quei tiepidi 400 anni a cavallo tra l'800 e il 1200, che fecero rifiorire l'agricoltura del Vecchio Continente, spinsero i Vichinghi sino al nord America e le genti d'Europa a costruire grandi cattedrali per ringraziare un Dio che aveva assicurato tanta abbondanza nei campi.
Che l'Homo Sapiens sia cresciuto e maturato anche all'ombra del termometro e delle variazioni climatiche lo ricorda il famoso genetista Wells Spencer nel saggio "Il vaso di Pandora. Le conseguenze non previste della civilizzazione".
Bello o brutto, rigido o afoso che sia, il clima plasma l'uomo al punto di condizionarne l'esistenza fisica e psichica. Quel "pensiero meridiano", teorizzato dal filosofo e sociologo Franco Cassano, non poteva nascere che tra i profumi delle zagare e dei limoni, tra i silenzi della controra e il frinire delle cicale, condizione ideale per quell'introspezione che cullò la filosofia greca e con essa la nascita della civiltà occidentale. "Bisogna essere lenti - sottolinea Cassano - amare le soste per guardare il cammino fatto. Sentire la stanchezza, conquistare come una malinconia le membra, invidiare l'anarchia dolce di chi inventa di momento in momento la strada". Tutt'altro clima, tutt'altro spirito dalla frenesia modernista che ritma la vita a settentrione.
Di fronte al gelo di questa settimana, ai repentini cambiamenti del tempo, agli sbalzi di temperatura che bruscamente ci precipitano dal torrido effetto serra al grande freddo, forse non bisognerebbe dimenticare che la storia del clima è anche storia di grandi variazioni. C'è stato un tempo, infatti, in cui in Inghilterra si piantava con profitto la vite e un altro in cui da Stoccolma si poteva raggiungere la Finlandia camminando a piedi sul ghiaccio.
ldagostino@caffe.ch
05-02-2012 01:00