Segreto bancario
Svizzera emarginata
da un girotondo fiscale
PAOLO BERNASCONI
Due febbraio 2012. Nuova tappa nella storia del segreto bancario svizzero: per la prima volta nella storia il Dipartimento di giustizia degli Usa procede penalmente per reati fiscali contro una società che non ha sede negli Usa. Purtroppo è toccato ad una banca svizzera, la Banca Wegelin. Questo missile può mettere a rischio una banca, come già sperimentato quando il Parlamento svizzero fu costretto a ratificare in fretta e furia un trattato con gli Usa per permettere all’Ubs di sfuggire ad un analogo missile che, secondo la Finma e il Tribunale federale, l’avrebbe sconvolta. Infatti, al missile giudiziario Usa possono accompagnarsi misure collaterali fatali per qualsiasi banca: il ritiro della licenza ad operare presso la Borsa americana, il blocco degli averi in territorio americano (ed infatti già sono stati sequestrati 16 milioni di dollari della Wegelin presso un conto dell’Ubs negli Usa), l’esclusione dal sistema dei pagamenti internazionali ed altre misure altrettanto apocalittichePer fortuna - e per merito di autorità federali svizzere e dei vertici della Raiffeisen - in una febbrile settimana è stata messa in salvo, all'ultimo minuto, la sostanza della Banca Wegelin, salvando 700 posti di lavoro e 200 milioni di mezzi propri.
Se sia "cattivo" il procuratore Bharara, come già furono "cattivi" altri suoi predecessori in questo eterno scontro fra Wall Street e Paradeplatz, che oggi raggiunge un picco mai visto, oppure se sia stato "cattivo" il vertice di Wegelin, si capisce facilmente leggendo le 59 pagine dell'atto d'accusa contro la banca. Intanto, il processo corre.
Tanto per dimostrare alle altre dieci banche svizzere nel mirino americano che l'offensiva militare è inarrestabile. Infatti, i 14mila contribuenti Usa "pentiti", che si sono autodenunciati al fisco americano, hanno messo a disposizione una valanga di informazioni anche contro altre banche svizzere, fra cui la Wegelin. Grazie a queste informazioni, la Sec - garante del rispetto del Qualifiedi intermediary agreement stipulato dalle banche svizzere - ha ottenuto dalla Finma, in virtù di accordi internazionali ineluttabili, la consegna di migliaia di documenti che, benché privi del nominativo dei clienti e dei funzionari di banca coinvolti, permetteranno di ricostruire i tipici modelli fiscalmente fraudolenti. Sulla base di queste indagini ci si aspetta una pioggia di rogatorie indirizzata all'Amministrazione federale delle Contribuzioni, già iniziata con le rogatorie dell'autunno scorso sui clienti del Credit Suisse. Il destino giudiziario, e forse anche finanziario, di queste dieci banche dipende dalla densità dei mezzi di prova che le autorità americane saranno riuscite a raccogliere al termine di questa prima fase.
Visto l'allarme rosso, la diplomazia svizzera lavora alacremente, affidando i destini del nostro sistema bancario all'ambasciatore Ambühl alla testa del Segretariato di Stato per le questioni finanziarie internazionali. Si tratta, in breve tempo, di elaborare un accordo globale che permetta di seppellire una volta per tutte, mediante un versamento milionario da parte delle banche svizzere coinvolte, ogni contenzioso riguardante il passato. Purtroppo, al tavolo di questi negoziati, come già al tavolo dei negoziati con Germania e Inghilterra per il cosiddetto "modello Rubik", i negoziatori svizzeri si vedevano spesso segate le gambe della loro sedia da quei banchieri che, proprio durante questi anni di sempre più violenta pressione, continuavano a rubare il miele nella tana dell'orso americano o tedesco, credendo, ingenuamente o arrogantemente, di farla franca come nei decenni precedenti.
I negoziatori svizzeri devono ora sperare di non essere boicottati da parte del parlamentari svizzeri, che si trovano a decidere la revisione della Convenzione di doppia imposizione con gli Usa, proprio in questi mesi caldi, proprio riguardo alla questione dello scambio di informazioni. Dai partiti di maggioranza svizzera (Udc e Lega ticinese) si propone di agitare il bastone sul naso dello Zio Sam. Anzi, si propone addirittura di sabotare l'iniziativa del Consiglio federale di aderire ad uno scambio di informazioni allargato fra le autorità antiriciclaggio di tutti i Paesi. Mulinare il manganello può forse impressionare gli elettori locali e qualche avversario politico, ma sul piano internazionale servirà soltanto a scatenare altri missili contro le banche svizzere, e non solo quelle colpevoli.
Il manganello è mal scelto, anche perché gli Usa hanno completato l'accerchiamento come locomotiva dei padroni del mondo: il G20. Dopo avere scatenato la guerra globale contro l'evasione fiscale, il 2 aprile 2009, a Londra, il G20, il 4 novembre 2011 a Cannes ha rispolverato la convenzione internazionale per lo scambio automatico di informazioni di carattere fiscale. Nella stessa direzione si muove il sofisticato carro armato Fatca, ossia la legge Usa che obbliga gli intermediari finanziari in tutto il mondo, che detengono valori patrimoniali dei contribuenti americani, a trasformarsi in agenti pagatori e agenti inquirenti del fisco americano.
La minaccia è colossale, non solo nei confronti della Svizzera e delle altre piazze finanziarie internazionali analoghe, ma anche nei confronti di tutti i Paesi. Tanto è vero che, giovedì scorso, Germania, Francia, Italia, Inghilterra e Spagna sono riusciti a strappare una importante concessione agli Usa, nel senso di rendere utilizzabile questa macchina da guerra anche nell'interesse del fisco di questi Paesi, ai quali viene data la possibilità di gestire il carro armato in nome e per conto del fisco americano.
In questo modo, le banche, le assicurazioni e gli altri intermediari finanziari di questi Paesi non dovranno rendere conto direttamente al fisco americano, bensì soltanto al fisco di casa propria. Potrebbe essere la soluzione anche per la Svizzera, nella misura in cui non si riuscisse a traghettare il cosiddetto "modello Rubik", varato con Germania e Inghilterra, grazie alla firma di due trattati, ai quali manca però ancora la ratifica.
Rubik rappresenta l'ultima spiaggia offerta dal pragmatismo svizzero in alternativa allo scambio spontaneo di informazioni propugnato dagli Usa. E intanto? E' permesso rimproverare agli Usa che il Delaware ed altri Stati sono tuttora fabbriche proprio di quelle società di sede offshore che vengono criminalizzate dagli Usa e, conseguentemente, anche dalla giurisprudenza del Tribunale federale svizzero; che l'imposizione di un formulario F (fiscale) a tutti i clienti stranieri di banche svizzere non è mai stata richiesta alle banche di nessun altro paese e che gli Usa stanno conducendo una guerra non soltanto con obiettivi fiscali, ma anche di carattere commerciale. Ma queste lamentele non proteggono le nostre banche dalla pioggia dei missili.
12-02-2012 01:00