Filosifia e senso degli affari di Barrai e Proto
Spregiudicati
affaristi di frontiera
MAURO SPIGNESI
Uno porta clienti italiani nelle banche ticinesi, e ci guadagna. L'altro fa la spola con l'Italia da Lugano e vende case da sogno ai vip, s'infila in affari spettacolari, tenta la scalata a società. Paolo Barrai, professione blogger, e Alessandro Proto, professione consulente, in apparenza non hanno nulla in comune. Salvo gli affari a cavallo della frontiera, salvo l'essere di Milano e possedere uno spiccato senso degli affari. Anche le origini di questi due businessman d'assalto, di cui si sono interessati i media italiani in questi giorni, sono diverse: Barrai ha cominciato lavorando in banca, prima d'accompagnare piccoli professionisti in una sorta di gita fuori porta sino agli sportelli di istituti della piazza finanziaria ticinese a portare i propri risparmi "sottraendoli - precisa - all'imminente fallimento dell'Eurozona". Proto faceva il venditore d'enciclopedie porta a porta, prima di avere nel suo portafoglio ville da sogno, come l'ultima: La Lampara, sta a Cannes, ed è della famiglia Berlusconi. Una bufala? "Se lo fosse - avverte subito - sarei finito: i miei clienti hanno uffici stampa che mi metterebbero in croce nel giro di qualche ora. Invece non sono mai stato smentito".
Paolo Burrai, in questi giorni, ha organizzato una riunione a Ponte Tresa per imprenditori "che hanno voglia di delocalizzare. Ci sarà - sottolinea - anche un commercialista che spiegherà le regole legali". La sua è un po' la logica del Groupon: gruppi d'acquisto collettivo, più si è più arrivano vantaggi per tutti. "Facciamo piani d'accumulo e fondi pensione, ma abbiamo chiesto anche di comprare abitazioni. Oggi la Svizzera conviene, domani chissà; lavoriamo in una dimensione globale, magari presto la Grecia lascerà l'euro e tornerà alla sua moneta e potrebbe essere più conveniente". Barrai ha lettori fidelizzati del suo blog "Mercatolibero" che diventano poi clienti. E lui li accompagna in Ticino. Lo ha già fatto con "un centinaio che hanno depositato in media circa centomila franchi a testa" e hanno così difeso "il proprio futuro e quello dei propri figli" da un crack annunciato.
Alessandro Proto si dà da fare su più fronti. Spazzola, su commissione, quote di importanti società, da Unicredit a Tod's. E lo fa con fondi ad hoc, come uno di diritto lussemburghese da 300 milioni, dove sostiene d'aver strappato una partecipazione anche a Donald Trump. Lui ha una strategia precisa: "Non c'è business senza comunicazione". Ne ha fatto una filosofia di vita. Tanto che in questi anni ha fatto partire una serie interminabile di fuochi artificiali, fatti scoppiare con sapienti telefonate ai giornali annunciando d'aver venduto case a Madonna, Brad Pitt, Ricky Martin, senza dimenticare il colpo, peraltro andato male, che gli ha portato una montagna di celebrità: la tentata vendita della villa di George Clooney sul lago di Como. "È una strategia, certo. Ma è una strategia anche quella di Lapo Elkann che ha lasciato a Milano in doppia fila la sua Jeep Grand Cherokee. La notizia ha fatto il giro del mondo, così lui ha fatto parlare della nuova auto del gruppo Fiat. E quanto ha pagato? Mille euro di multa".
Un pallino di Proto è il salvataggio delle imprese. Con "Caronte", un fondo da 100 milioni, per traghettare piccole e medie aziende che arrancano sotto i colpi della crisi in terreno positivo. E tutto tenendo la cabina di regia in Ticino, dove "c'è stabilità e certezza", con la Protoconsulting , azienda che farebbe muovere milioni in tutto il mondo nonostante abbia appena 100 mila franchi di capitale sociale. Unico neo: una condanna in Ticino per 93 polizze assicurative, lui racconta di suoi clienti che non avrebbero versato i premi alle compagnie. Anche per Barrai si vocifera di condanne, ma lui ha sempre smentito seccamente, nonostante le velenose segnalazioni che piovono da internet.
mspignesi@caffe.ch
05-02-2012 01:00