Fuori dal coro
Carenza di candidati
alle elezioni comunali
GIÒ REZZONICO
Non passa giorno che, sfogliando le pagine di cronaca locale dei quotidiani ticinesi, non si leggano notizie sulla difficoltà di trovare candidati per le liste delle elezioni comunali del prossimo mese di aprile. Difficoltà riscontrate nei comuni importanti, dove figure autorevoli rinunciano a mettersi in gioco, ma soprattutto nei piccoli, dove è arduo addirittura completare le liste.
Per quanto riguarda i piccoli le ragioni sono evidenti: il Ticino ha ancora troppi comuni. Una delle ragioni più convincenti, portate dai fautori delle aggregazioni, è sempre stata quella della difficoltà di trovare candidati validi disposti ad occuparsi dell'amministrazione comunale. La cronaca di queste settimane dà loro irrimediabilmente ragione.
Molti potenziali municipali e consiglieri comunali rinunciano a questa avventura, perché quando si è eletti non ci si occupa di scelte politiche - intendo la politica con la "P" maiuscola - ma di mere questioni pratiche, che per giunta diventano sempre più complesse. E, se non si ha a disposizione un apparato amministrativo con funzionari preparati nei singoli settori di attività, la gestione diventa ardua, frustrante e demotivante. Stando così le cose nei municipi entrano spesso, purtroppo, persone che hanno interessi propri o di categoria da difendere. E questo è preoccupante per la credibilità delle istituzioni. A questo livello si pone un altro problema: la forte crisi di credibilità della politica e dei partiti. Una questione che non si riscontra certo solo a livello cantonale... ma rimaniamo nel nostro piccolo. I partiti storici ticinesi, nel corso degli ultimi decenni ed in particolare nell'ultimo ventennio, dopo la caduta del muro di Berlino che ha profondamente modificato gli equilibri politici, non sono stati capaci di adeguarsi ai mutamenti sociali e ideologici. Chi lo faceva notare era considerato un nemico. Questa loro difficoltà è stata sfruttata con abilità da Giuliano Bignasca, grazie al suo grande fiuto politico, con la creazione della Lega dei Ticinesi. In un primo momento ha certamente dato una sferzata al mondo politico ticinese, mettendo in risalto le sue debolezze e la sua inadeguatezza ad affrontare le questioni che preoccupano i cittadini. Nel corso degli anni, però, è avvenuto uno strano connubio tra Lega e partiti storici. Da una parte il movimento ha preteso di partecipare alla spartizione delle torta - posti di lavoro pubblici, magistratura, appalti, eccetera - entrando a far parte della "grande famiglia". Dall'altra i partiti tradizionali, visto il successo del suo populismo, hanno assunto pure loro atteggiamenti analoghi, che li portano a tollerare certe intimidazioni espresse attraverso "il Mattino della domenica" anche quando mettono alla berlina loro esponenti. A volte, anzi, si ha l'impressione che taluni conti all'interno dei partiti vengano regolati spifferando indiscrezioni al "Mattino", anziché lavando i panni sporchi in casa. Il quadro non è certamente dei più invitanti per indurre persone - preparate e mosse dal senso dello stato - a entrare in politica. Chi glielo fa fare di esporsi, di dedicare il proprio tempo libero alla cosa pubblica, se non hanno interessi personali o di categoria da difendere e se quando vengono messi alla berlina non possono contare sul sostegno almeno dei compagni di partito? D'altra parte le questioni politiche diventano sempre più complesse. Come rivendicare la necessità di analisi e approfondimenti se c'è chi, con consapevole demagogia, sbandiera indisturbato soluzioni apparentemente semplici grazie a una grande abilità nel comunicare e si beffa di chi avanza proposte razionali? Finché i partiti non si riapproprieranno della politica seria e smetteranno di tollerare le sparate della Lega, diventerà sempre più difficile trovare candidati autorevoli disposti a mettersi in gioco.
19-02-2012 01:00