Sorprendente richiesta dalle imprese edili elvetiche
La Svizzera cerca
600 operai italiani
EZIO ROCCHI BALBI
Negli stessi giorni in cui, a difesa dei lavoratori, viene sventolata la bandiera anti-frontalieri nel vicino Piemonte viene lanciata una maxi campagna di reclutamento di personale, più o meno qualificato e specializzato, destinato al settore edile confederato. Un pool di agenzie di collocamento elvetiche cerca seicentoventi tra muratori, impiantisti idraulici, gruisti, lattonieri, via via fino ai giardinieri, ma tutti di cittadinanza italiana. Contratti a tempo determinato di nove mesi, secondo normativa svizzera, a partire da 5'713 franchi lordi mensili. Un fulmine a ciel sereno per gli impresari costruttori ticinesi (vedi riquadro a fianco), convinti dalle statistiche nazionali della "copertura" di manodopera per il settore edile in generale, e anche per Pierre Rusconi che non nasconde il suo disappunto. "È una richiesta che si giustifica solo se c'è necessità di manodopera che non si trova sul nostro mercato - sbotta il presidente dell'Udc ticinese -. Dico, però, agli impresari di fare attenzione. Mettano pure una mano sul portafogli, ma anche una sulla coscienza, perchè è importante salvaguardare il nostro mercato del lavoro". Fatto sta che la richiesta non solo ha tutti i crismi dell'ufficialità, ma sembra anche di strettissima attualità visto che i tempi di reclutamento sul territorio piemontese si riducono a poche settimane. La scadenza delle candidature, infatti è fissata al prossimo 7 marzo, e le selezioni - per i candidati ritenuti idonei nella preselezione iniziata lo scorso 28 febbraio - verranno effettuate a Torino. "I colloqui avverranno entro il mese di marzo e abbiamo coinvolto tutti i Centri per l'impiego delle Province piemontesi - conferma Fiorella Sisto, dirigente dell'Eures (European employment services), la rete di informazione e di orientamento sul mercato del lavoro europeo di Torino -. L'intenzione era di cercare 400 lavoratori specializzati nel settore edile a Torino e gli altri 220 ad Alessandria, ma le caratteristiche della richiesta erano tali che abbiamo allargato la ricerca alle altre province. Non abbiamo neanche fatto in tempo a pubblicare in anticipo il 'bando' sul nostro sito, ma lo faremo in questi giorni". Con le opere pubbliche praticamente bloccate in Italia, e con la situazione industriale della regione poco incline allo sviluppo, la richiesta svizzera non è passata certo inosservata. Soprattutto per quanto riguarda la retribuzione promessa, che prevede buste paga mensili a partire da 5.713 franchi. Un calcolo presto fatto, ed evidenziato dai Centri all'impiego, traduceva in circa 4.400 euro lordi, come stipendio minimo, poi secondo il livello, capacità ed esperienza. Praticamente il doppio di uno stipendio italiano nella stessa categoria, nonostante la precisazione che in Svizzera l'assicurazione sanitaria è privata e, dunque a carico del lavoratore. Non solo, nel contratto rossocrociato è pure previsto un aiuto nella ricerca dell'alloggio in terra elvetica, a carico del lavoratore e a partire da 400 franchi (circa 308 euro). "In due giorni abbiamo già ricevuto un centinaio di candidature, perchè gruisti, lattonieri, impiantisti devono presentarsi personalmente per presentare la domanda - spiega al Caffè Simona Gianotti, responsabile del Centro per l'impiego della provincia di Asti che, inizialmente, non doveva essere coinvolto nella selezione -. Naturalmente la nostra offerta è riservata ai residenti, e si sono presentati anche albanesi, marocchini ma con cittadinanza italiana. Ma anche ex piccoli artigiani, che sono rimasti senza lavoro e professionalità ne hanno da vendere". Sono infatti una dozzina i profili richiesti, tutti nell'ambito del settore edile, a patto di avere un'esperienza di almeno due anni in cantiere, meglio se maturata in Svizzera o in Germania.
erocchi@caffe.ch
06-03-2011 01:00