Le testimonianze di chi ha subìto un'aggressione
"Noi vittime di rapine
ancora scioccati!"
SIMONETTA CARATTI
Le rapine calano. I furti pure. Sono i dati della polizia. Ma non bastano le statistiche a raffreddare la paura che monta, di giorno in giorno, nei centri di frontiera presi di mira da banditi armati a caccia di facili guadagni. Il Mendrisiotto, i suoi negozianti, si sentono come un bancomat dove delinquenti prelevano i loro risparmi senza nemmeno forzare la cassa, entrando e uscendo indisturbati, o quasi, da una frontiera, secondo alcuni, sempre meno sorvegliata. Sette rapine da inizio anno. Sono tante. Ma anche poche, rispetto ai dati degli ultimi anni che fotografano questi reati in calo. Eppure la paura sale. Contagiosa come un raffreddore, passa da Chiasso ad Airolo in poche ore. Ma, come l'influenza, dura una settimana o due. Poi si torna alla normalità e la vita della gente continua. A non passare sono altre ferite, quelle laceranti, che si portano dentro le vittime. Una paura tossica che si radica in profondità, si fissa nella memoria, avvelena i pensieri, paralizza le reazioni, mandando in corto circuito. Come un sistema di allarme, sempre inserito, che scatta per nulla. "Un trauma che mi ha cambiato la vita. Non ero sospettoso, lo sono diventato, mi spavento per nulla. Prima non era così", dice Ferruccio Marcacci Rossi, vittima di una rapina; per difendersi ha dovuto uccidere. Ora vive in uno stato di continua sovraeccitazione. Lo chiamano stress da rapina. Un fenomeno noto in psicologia. Legato a emozioni sconvolgenti: impotenza, terrore, dolore, collera. Ma anche una calma distaccata contro cui si infrange ogni emozione e trasforma la vittima in un robot. Sono minuti. Attimi, che possono cambiare una vita intera. In modi diversi. Come raccontano le quattro testimonianze in questa pagina, danno voce al volto nascosto, quasi intimo, di una violenza che troppo spesso viene dimenticata. Perchè ora, sotto i riflettori, ci sono i politici, fanno a gara, per esserci. Per rassicurare. Anche con proposte irrealizzabili, ma ad effetto. Come lo statuto speciale per il Ticino proposto dai Verdi. O il muro in frontiera di Bignasca. Poi sul terreno, il lavoro pesante, tocca alle forze dell'ordine, agenti che hanno raddoppiato i turni per arginare quel senso di insicurezza che va crescendo. Le vittime, seppur nel loro dolore, diventano più pragmatiche. Hanno squarciato quel velo di illusione che fa credere in una sicurezza totale. "Non esiste", ripete la polizia. Dobbiamo conviverci. Farci gli anticorpi come in tante altre città del mondo. E quando si può, giocare d'anticipo, potenziando sistemi di sicurezza, come succede al confine, o facendo corsi per gestire il prima, e il dopo, di una rapina, lo fanno già in tante banche e uffici. s.c.
06-03-2011 01:00