La chiusura festiva brucia 10 milioni di incassi
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La beffa di San Giuseppe
mette fuori gioco i negozi
EZIO ROCCHI BALBI


La prima vera giornata di primavera che ieri, sabato, ha sorriso sulle vie dello shopping non ha fatto altro che acuire la beffa di S.Giuseppe per i commercianti ticinesi. I negozi e gli shopping center affollati erano quelli di Como, Luino, Cannobio, mentre i turisti arrivati da noi si sono trovati davanti  saracinesche chiuse e città vuote. Un mortorio per quelli che avevano creduto alle inserzioni pubblicitarie sui grandi quotidiani italiani che ricordavanol'apertura dei negozi e supermercati del cantone. Oltre al danno la beffa. La beffa del 19 marzo che, secondo le stime delle associazioni dei commercianti, è costata all'economia del cantone dieci milioni di franchi. Il prezzo che si sta pagando per il braccio di ferro tra sindacati e associazione commerciale per il contratto collettivo di lavoro per la categoria.
"Ci stiamo facendo del male da soli - lamenta Mario Tamborini, segretario dell'Associazione commercianti via Nassa a Lugano -. Già la chiusura al sabato è un disastro, ma questo sabato era vitale visto il ponte lungo degli italiani  per il 150esimo dell'Unità. È incredibile, ma il governo non ha fatto in tempo a dire sì all'istanza della Federcommercio che il giorno dopo il giudice aveva già tre ricorsi sul tavolo" . Fanno male dieci milioni persi tra negozi, ristoranti, alberghi e attività varie, fa male vedere che oltre confine si fanno affari d'oro. "È la dimostrazione che siamo riusciti a fare uno dei più begli autogol della nostra storia - commenta Brenno Pezzini, presidente dell'Associazione commercianti di Bellinzona -. E parliamo di una festività che probabilmente ormai rispetta solo il Ticino. Almeno quest'anno che cadeva di sabato si poteva essere un po' più elastici. Una decisione così grossolana che l'unica reazione è di rimanere senza parole".
Parole che invece non mancano a Enzo Lucibello, presidente della Disti, che raggruppa la grande distribuzione. "Rispettiamo la decisione del giudice Matteo Cassina, ma certo lui non ha avuto molto rispetto nello scombussolare la vita delle oltre 12mila persone che lavorano nel settore - spiega Lucibello -. Al di là del danno economico dei commercianti, c'è un danno a tutta la comunità: turni saltati e pianificazioni all'aria visto che vengono programmate con almeno 15 giorni di anticipo. Tra l'altro questa è una festività non parificata, quindi dovrà essere recuperata".
A lamentarsi non sono solo manager e titolari di attività commerciali; non pochi dipendenti, infatti, avrebbero preferito lavorare. "Checchè ne dicano i sindacati posso farla parlare con i miei collaboratori che avrebbero preferito essere sul posto di lavoro, e senza parlare degli ausiliari per i quali il danno è netto e irrecuperabile - aggiunge Anna Pellegrino, responsabile della Coop Serfontana di Morbio Inferiore-. Quando l'economia gira una chiusura si può anche capire, ma oggi come oggi è assurdo e incomprensibile, come è assurdo aver investito in pagine pubblicitarie, ad esempio sul Corriere della sera, annunciando un'apertura che non c'è stata. Una brutta figura che danneggerà la nostra credibilità anche in futuro".
Che il problema sia "politico" è opinione anche di Giovanni Frey, direttore della gioielleria Les Ambassadeurs di Lugano,  lui non si capacita del fatto che sindacati e autorità non si rendano conto che il modo di acquistare è cambiato. "Una penalizzazione che non riguarda solo noi commercianti, perchè non va dimenticato che il prodotto Ticino è anche il turismo - commenta -. Inoltre, si penalizza anche la popolazione locale, perchè tutti usano il sabato per la spesa o lo shopping, e i sindacati si nascondono dietro questa parvenza di festa che probabilmente non viene rispettata neanche in Vaticano. Noi abbiamo filiali a Ginevra, Zurigio e St.Moritz dove, se vogliono, possono stare aperti sette giorni su sette; si immagini cosa pensano delle nostre usanze. Una chiusura inconcepibile anche per i nostri dipendenti, che hanno più sale in zucca e capiscono che questi mancati guadagni mettono a repentaglio il posto di lavoro". Per il commercio sonotempi grami da non potersi concedere certi lussi. "Viviamo già il problema della crisi globale, c'è ilfranco forte - conclude Tamborini -, e soprattutto a Lugano c'è lo spauracchio del ministro Tremonti ad allontanare la clientela italiana. Se poi chiudiamo anche il sabato, per S. Giuseppe, siamo alla follia pura".
erocchi@caffe.ch
20-03-2011 01:00
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