Nuove regole nel football
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Il calcio svizzero
contro i pedofili
CARATTI E SPIGNESI


I club calcistici hanno deciso di passare all’attacco. Contro l’emergenza pedofilia, che si insinua, troppo spesso, tra allenamenti, partite e spogliatoi, scendono in campo con una serie di misure. Docce separate tra allenatori e pulcini. E poi camere diverse nei campi di allenamento. Divieto di entrata  negli spogliatoi dei ragazzi a meno che non ci siano gravi problemi di sicurezza. Inoltre, ogni allenatore deve firmare un impegno in questo senso.  E prima di assumerne uno nuovo, il club deve fare approfondite verifiche. Eccole, dunque, alcune nuove regole dall’Associazione svizzera football, che vuole istituire un ‘marchio di garanzia’ contro la pedofilia. “Mi pare una iniziativa importante, soprattutto nell’ottica della prevenzione”, spiega Luca Zorzi, presidente della Federazione calcio ticinese: “Chi promuove lo sport è un educatore che instaura un rapporto di fiducia con i ragazzi. E con le loro famiglie. Ecco perché una sorta di decalogo anti violenza suonerebbe come una garanzia per le società, che possono certo denunciare casi specifici, ma hanno anche bisogno d’essere assistite e non devono essere lasciate sole”.
Tempo due anni per adeguarsi. Importante anche la formazione interna ai club  per riconoscere i segnali di eventuali situazioni sospette. Che sono tante. Ogni giorno in Svizzera si stima che 6 bimbi siano vittime di molestie sessuali in club sportivi.  Calcio, atletica, basket, nuoto... Un dato che fa venire i brividi. Una radiografia fatta dal Servizio federale di prevenzione contro gli abusi sessuali “Mira” che calcola  2500 aggressioni all’anno.
Solo la punta di questo iceberg di violenze arriva all’opinione pubblica, come la brutta storia del monitore sportivo di Sant Antonino, arrestato per aver abusato di quattordici bimbi dal 1998 al 2010. Nessuno sapeva. Nessuno ha visto. Nessuno ha sospettato. Silenzi complici che spianano la strada a chi semina dolore e violenza. Ma quando salta il coperchio, emergono realtà raccapriccianti come evidenzia la maxi retata di questi giorni partita dalla Sicilia ha smantellato un enorme giro di pedofilia internazionale, coinvolti anche due ticinesi, e degli allenatori sportivi.
Ora il calcio svizzero dice basta. Vuole proteggere le potenziali vittime: 200mila bimbi che giocano nei 1400 club calcistici nazionali. “Obbligheremo ogni club ad agire contro la pedofilia”, dice Luca Balduzzi, capo del calcio di base dell’Asf al Sonntagsblick. Tempo due anni e le numerose società di calcio dovranno attrezzarsi in collaborazione con il Servizio federale di prevenzione contro gli abusi sessuali prevedendo una formazione specifica al loro interno. “Solo così possiamo costruire un sistema di allarme per bloccare i casi prima che succedano”, aggiunge Balduzzi.
Un sistema che potrebbe funzionare non solo nel calcio. Ma anche per altre discipline sportive: “Quella della federazione football mi pare un’ operazione importante”, sottolinea Claudio Franscella presidente dell’Associazione ticinese pallacanestro: “Questo genere di norme dovrebbero essere estese e condivise da tutto il mondo dello sport”.
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20-03-2011 01:00
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