giro di vite alla disoccupazione
"Poca flessibilità
tra alcuni senza lavoro"
SIMONETTA CARATTI
Il mondo economico li vorrebbe meno pigri. Più flessibili. Pronti a fare qualche sacrificio in più per un lavoro che non sempre è sotto casa. Pronti ad accettare un posto anche se non corrisponde esattamente alle aspettative: meglio un impiego subito che un sogno mai realizzato. Poco educativo per i giovani, cullarsi, da un mese all'altro, tra le ovattate braccia dello Stato, che ora però tira il freno a mano. Da aprile mille ticinesi saranno privati delle indennità. Lo prevede l'ultima riforma della legge sulla disoccupazione. Più toccati i giovani e i lavoratori con carriere a singhiozzo.
I sindacati sono in allarme: "Occore un'indennità cantonale che copra almeno in parte le indennità federali perse", dice Meinrado Robbiani segretario cantonale dell'Ocst. Non ci sta il mondo economico: "Niente allarme prima di avere elementi concreti. Se ci sarà una vera necessità, si interverrà. Ma senza ulteriori sussidi cantonali, che vanificherebbero gli scopi della revisione. Ci sono altre strade", ribatte Luca Albertoni direttore della Camera di commercio. Altre vie come, ad esempio, strumenti per incentivare le assunzioni, dando una mano alle aziende che assumono giovani o che creano posti per apprendisti.
Intanto, per attenuare gli effetti della riforma il Gran consiglio ha approvato recentemente il finanziamento di corsi di sostegno per la ricerca di un impiego dei giovani senza lavoro che hanno concluso la loro formazione o che hanno esaurito il diritto alle indennità.
Sulla disoccupazione sindacati e imprese hanno posizioni diverse, ma su una cosa sono d'accordo: il Ticino è un mercato particolare, è il terzo cantone in Svizzera più colpito dalla disoccupazione (dopo Ginevra e Neuchatel), a gennaio 8580 persone cercavano lavoro, a fronte di 753 posti vacanti. La fascia più colpita i giovani dai 20 ai 24 anni. Gran parte di essi trova un'occupazione dopo sei mesi, un buona fetta dopo un anno. L'attesa è, comunque, lunga per una società moderna che non dovrebbe escludere i giovani dal mercato del lavoro. "E' vero, ma guardiamo anche la realtà: alcuni giovani disoccupati non trovano un collocamento perchè sono poco flessibili. C'è chi abita a Bellinzona e non accetta di andare a lavorare a Chiasso. Capita anche con gli apprendisti", commenta Albertoni.
Tutti chiedono flessibilità e mobilità. Chi non ne ha resta fuori dal mercato del lavoro e senza sussidio in una Svizzera dove ogni giorno centinaia e centinaia di pendolari fanno la spola da Berna a Zurigo, o da Basilea a Zurigo, da Losanna a Ginevra. È la normalità. "La revisione potrebbe essere un incentivo a essere più disponibili verso le esigenze del mercato", aggiunge Albertoni. Flessibilità è anche accettare impieghi che non corrispondono a quanto si sta cercando. Da aprile sarà così. Già oggi, dicono dagli uffici di collocamento, si lavora in questo senso. "La flessibilità è più presente-nota -. Il problema resta quello della mobilità per molti giovani, ma anche in altre fascie di lavoratori". Disoccupati pigri, che si dovranno dare una mossa. Ma anche disoccupati molto attivi, che non stanno con le mani in mano e guardano oltre frontiera pur di lavorare e non pesare sulle spalle della collettività. "C'è più gente che cerca all'estero, è più facile oggi rispetto a 20 anni fa, le possibilità sono aumentate".
scaratti@caffe.ch
20-03-2011 01:00