L'editoriale dei lettori
Troppi pericoli in città
per andare in bicicletta
AUGUSTO ORSI, 75 ANNI, DOCENTE, SOLDUNO
Della "petite reine" è così che i francesi chiamano la bicicletta, il grande chansonnier e attore Yves Montand ne aveva fatto lo sperticato elogio nel 1982 in una briosa e divertente canzone alla moda: A bicyclette. Però l'Yves di Les feuilles mortes non aveva cantato il "vélo" per motivi ecologici, ma per motivi socio-sentimentali. Lui andava "a bicyclette" con Fernand, Firmin, Francis, Sébastien e soprattutto Paulette che doveva essere una stupenda ragazza e ciò lo ricompensava ampiamente dalle fatiche del pedalare.
Tempo fa, l'andare in bici, argomento
ricorrente nei media, era stato ripreso e trattato con dovizia di particolari anche dal domenicale che mi ospita. Il pezzo brillante e molto convincente evidenziava i vantaggi sociali, ecologici e di immagine di chi pedala in città.
Ahimé, un aspetto che il cronista aveva completamente dimenticato sono i pericoli che il ciclismo cittadino comporta. Si vede che lui in bicicletta a Locarno non ci è mai andato ! Io che ho un'esperienza di pedalate urbane quotidiane di 40 anni, poiché non guido e mi sposto quasi unicamente in bici, calcolo che sono diversi ed elevati. Ciò, talvolta fa passare la voglia di inforcare il velocipide, nonostante le sue conseguenze benefiche. Lascio da parte i tartassati automobilisti, minaccia costante ed inevitabile dei ciclisti e mi concentro sullo stato disastroso del fondo stradale di via Vallemaggia, sul tratto che va dallo svincolo per Ascona fino all'imbocco delle Cinque vie
Di via P. Magistra, dove abito, non ne parlo, in quanto in questo la strada è un campo di battaglia.
Pedalando in via Vallemaggia, (oltre ai pericolosi tombini, che per evitarli fanno spostare il derelitto ciclista verso il centro della strada con grande rischio di farsi arrotare da qualche automobilista frettoloso) su due chilometri di percorso ho enumerato una cinquantina tra rappezzi, molto artistici, piccole buche e mini cunette. Questo insieme di rughe, oltre ad aver trasformato l'asfalto in un immenso patchwork, esteticamente pregevole, fanno sobbalzare quasi continuamente il temerario ciclista. Buche, rappezzi ed altro provocano fitte in quantità uguale sul suo lato b sia nell'andare verso Locarno, che verso Solduno. Il tratto più "scarrupato" poi è quello dopo il San Carlo andando verso Solduno. Ora, quali sono i rimedi a questi inconvenienti? Riparare la strada, cambiare la bici da passeggio con un rampichino, oppure andare a piedi? Quest'ultima prospettiva è la più saggia anche se in alcuni punti i marciapiedi sono molto esigui. Ma, attenzione agli automobilisti ! Nel tratto dopo Solduno, verso Ponte Brolla, diversi guidano in modo molto spericolato...
p.s. Provare per credere ! Si consiglia ai responsabili dell'Ufficio tecnico del comune di Locarno di provare il percorso e smentire le mie lamentele.
19-02-2012 01:00