Il viaggio con la base socialista nel cuore del Ticino
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"L'area progressista
può avere due ministri"
CLEMENTE MAZZETTA


Da Chiasso ad Airolo, un viaggio nei problemi e nelle attese del Ticino di oggi. Con la "base socialista" a interrogare Saverio Lurati, 62 anni, che sarà eletto presidente del Ps il prossimo 3 marzo, nel congresso di Locarno. Un viaggio in treno, rigorosamente in seconda classe, organizzato dal Caffè - due ore di discussione fra il brusio e il via vai dei passeggeri  -, per tastare il polso al "nuovo che avanza" nella sinistra e ad un neo presidente che sogna di avere due ministri in governo, "perché la sinistra - dice - ne ha diritto".
Partenza in una giornata dal clima quasi primaverile dalla stazione di Chiasso. E poi su su, fermata dopo fermata, fino alla fredda e ventosa Airolo. Con Carla Rossi, impiegata di Biasca, che subito chiede al Ps "un ripensamento sui bilaterali". Con Orietta Frick, pensionata di Bellinzona, che sollecita Lurati a costruire un partito "più orgoglioso". Con Evaristo Roncelli, studente universitario a Lugano, che incita il Ps  ai uscire dal governo. Con Claudio Bernasconi, operaio di Massagno, che invoca l'apertura ai Verdi e una chiusura netta "alla Lega fascista".  Quattro socialisti a impersonare "la base", le domande e le inquietudini di questo nuovo Ps. Affrontando, per ogni tappa, i problemi più importanti del cantone. A Chiasso inevitabile discutere di sicurezza e bilaterali, di rapporti con l'Italia. Comincia Bernasconi, chiede quale differenza esista fra la  posizione socialista e quella della Lega sui frontalieri?
"Anche noi diciamo che i frontalieri sono un problema - risponde Lurati -, nel senso che sono troppo sfruttati da un padronato che ha impiantato nel cantone aziende a bassissimo valore aggiunto, che non possono garantire posti ai lavoratori residenti. La nostra è una battaglia contro lo sfruttamento, non contro i frontalieri". Sullo sfruttamento dei lavoratori Roncelli  ricorda che sempre più persone in Ticino ricorrono agli aiuti dello Stato "perché gli stipendi pagati dalle aziende, non sono sufficienti".  La risposta di Lurati è da sindacalista classico: "La delocalizzazione in Ticino è attuata  per avere a disposizione manodopera a basso costo, che si può pagare 2'500, 2'800 franchi". Per poi rilanciare: "Dobbiamo quindi sostenere l'iniziativa per i 4 mila franchi per tutti".
Il treno  supera Mendrisio, il  dibattito si fa intenso, concitato. "Bisogna ammettere che verso i frontalieri c'è un rapporto di diffidenza - incalza Frick -. Forse dovremmo  ridimensionare le nostre aspettative e occupare posti anche meno interessanti lasciati agli stranieri". Una questione socio-culturale non secondaria, frutto dell'evoluzione economica per Lurati, che spiega: "In Ticino,  a causa dell'espansione del settore bancario dagli anni '70, si è creata una mentalità per cui il terziario sembra l'unico sbocco possibile. Il problema è convincere non i figli, ma i genitori che l'avvenire  non è solo nel terziario,  ma anche nell'artigianato. Un muratore guadagna oltre 5 mila franchi al mese, mentre un impiegato in uno studio d'avvocatura di Lugano ne guadagna 2'500: non so se mi spiego".
Sui bassi salari, dovuta alla pressione esercitata dalla libera circolazione, s'interroga Rossi che chiede se  non sia il caso di fare un passo indietro sui bilaterali. "Non lo dico da oggi - ribatte Lurati -, ma sulla libera circolazione abbiamo bisogno  di misure più incisive, arrivando anche a contingentare i permessi di breve durata. L'ho sempre detto. E ho visto che ora anche il presidente  del Pss la pensa come me".
Poi stazione dopo stazione - il Tilo si ferma ovunque -, ecco Lugano, piazza finanziaria e motore economico del Ticino.  Il discorso scivola su amnistia e sgravi fiscali, sull'economia. Temi affrontati di petto da Roncelli, che vorrebbe alleggerire il carico fiscale sul ceto medio a discapito dei più ricchi. "Premesso che il Ticino  è  competitivo per la fiscalità intercantonale solo sulle fasce medie e basse e non su quelle alte - replica Lurati -, io non sono favorevole a  cambiare l'attuale situazione. Anche perché il  rischio di perdere i ricchi dagli alti redditi è uguale a zero. Penso che gli aiuti debbano andare a chi ha bisogno. Non a chi già ha".
Bernasconi ricorda che nel  Ps parlare di finanza  è sempre stato un tabù. "Ma io non ho alcun  tabù rispetto alla piazza finanziaria - ribatte Lurati -. Se si fosse affrontata la questione del segreto bancario anni fa, non si sarebbe nella situazione attuale. Ritengo che le banche debbano essere collegate con l'economia reale e non vivere di speculazione affamando il popolo. Devono assumere anche una funzione sociale  sostenendo l'occupazione".
Da Lugano si riparte verso Bellinzona, lo stesso viaggio fatto dalla Lega: da realtà luganese a forza maggioritaria in governo. Tempestivo Roncelli solleva una domanda cruciale: "Perché non usciamo dal governo e andiamo all'opposizione?".
"Anch'io alla tua età avrei fatto la stessa domanda - ammette Lurati -. Ma l'esperienza insegna  che fuori dal governo si incide molto meno...".  Anche Bernasconi è per il salto all'opposizione, "contro questa Lega fascista", sbotta. Cogliendo l'insofferenza, la risposta di Lurati si fa più precisa, più politica: "Nel nostro sistema è meglio rimanere all'interno del governo - ribadisce Lurati -. Ma questo non vuol dire concordare con tutto quello che il Consiglio di Stato o il ministro socialista decide. Il gruppo parlamentare deve avere una sua autonomia e deve muoversi in modo indipendente. Con  la Lega bisogna discutere a viso aperto senza soggezione. Dire chiaramente cosa si pensa del loro modo di fare. Bisogna intimorirli, non guardarli in modo subalterno perché sono maggioranza".
Sulla questione degli indignati, sollevata da Frick, Lurati abbozza: "Dobbiamo indignarci, certamente,  ma soprattutto dobbiamo agire. L'indignazione senza fatti concreti non serve a molto". Poi Roncelli sposta l'attenzione sulla questione universitaria chiedendo se una tassa di 2 mila franchi a semestre all'Usi sia accettabile per il Ps, se non sarebbe ora di creare un politecnico anche in Ticino.
"Certamente. Non è solo ora di pensarci, è ora di trovare i soldi e farlo - dice Lurati -. Per le tasse rispondo in modo provocatorio: dovrebbero aumentare a 3 mila franchi, così da spingere gli studenti ad andare all'estero o in Svizzera interna. Per una sana lezione di vita". Opinione che farà discutere.
Si arriva a Bellinzona, si cambia treno e discorso. Frick accenna alla stanchezza della politica, alla mancanza di giovani, alla difficoltà di capire chi rappresenta la sinistra. "Ma io non mi sento stanco - afferma Lurati -. Chi è nell'area progressista deve avere il coraggio di dirsi socialista, perché il Ps ha una grande storia, sindacale e politica, alle spalle".  Ma Rossi sottolinea la dispersività della politica, la necessità di avere punti di riferimento. "Nel mio intervento al congresso parlerò di stelle polari nella nostra azione. E cosa  ci deve scaldare il cuore - anticipa Lurati -. Ma ogni giorno c'è una battaglia concreta da combattere: non posso sperare di avere la luna, deve conquistarmi qualcosa subito. Dobbiamo dare risposte concrete". Ma come, e con chi? Quale politica di alleanze mettere in campo,  si domanda  Bernasconi, e come dialogare con i Verdi.  "L'ho detto a più riprese - risponde Lurati -. L'area progressista di questo cantone ha diritto a due consiglieri di Stato. Obiettivo raggiungibile se noi lavoriamo con i Verdi. Ma è ovvio che per fare un matrimonio bisogna essere in due".
Il tema appassiona Roncelli che si chiede come  unire tutte le componenti dell'area progressista, sindacati, associazioni, partiti. "Bisogna  avere la capacità di lavorare su quello che ci unisce e non su quello che ci divide", insiste ecumenico Lurati. Intanto il treno si lascia dietro Bellinzona, le Officine delle Ffs e il ricordo dell'ultimo grande sciopero del Ticino. Tra Biasca e Airolo si erge il fantasma della Monteforno, della grande acciaieria che occupava oltre 1.700 persone, smantellata  negli anni '90; il simbolo del declino della vecchia industria e delle nuove forme di sfruttamento del lavoro.  È ancora Roncelli a stimolare la discussione ricordando l'uso dei lavoratori a progetto tramite  le agenzie interinali. "E una realtà che dobbiamo tener presente - sottolinea Lurati -. Occorre introdurre una legislazione più rigorosa.  Se c'è una parte di persone che usano questo precariato, c'è pure la volontà di alcuni imprenditori di scaricare il rischio imprenditoriale sui lavoratori".  Di rincalzo Rossi  solleva il problema delle aziende che, nonostante gli aiuti e i vantaggi fiscali, poi chiudono, come è successo a Biasca. "Su questo aspetto  - precisa Lurati - la nuova legge sull'innovazione e sul promovimento economico  prevede norme più severe. La zona industriale di Biasca è nata prima della libera circolazione delle persone, quando si è smantellata la  Monteforno, ed è stata vista anche come risposta allo spostamento di forza lavoro. È una realtà che può avere un futuro con l'apertura di Alptransit".
Si arriva ad Airolo, tappa finale, la frontiera verso "l'altra Svizzera", verso Berna. Sul nodo caldo del raddoppio del tunnel del Gottardo, Lurati invita alla pazienza: "Per la sicurezza si imporrebbe già adesso, ma ritengo corretto aspettare gli effetti di Alptransit. Vediamo i problemi che risolve. Se non  li risolve, il secondo tunnel non deve essere un tabù". Bernasconi solleva invece il problema delle tensioni e delle rivendicazioni con Berna: "Non serve piangere miseria  a Berna - avverte Lurati -. Bisogna andarci con realizzazioni concrete,  su cui chiedere la nostra parte.  Non è indispensabile un consigliere federale per farci valere. Ma il Ticino deve averlo perché è una minoranza, non per elemosina".
cmazzetta@caffe.ch
19-02-2012 01:00
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