Società
Perché canticchiamo
i motivetti preferiti
EZIO ROCCHI BALBI
Che alla fine abbia vinto Noemi, Finardi, Arisa o Emma (favoritissima della vigilia) conta poco, se non per le rispettive etichette discografiche. I dodici milioni di telespettatori (ticinesi inclusi) che in media, ogni sera, hanno seguito il 62esimo festival di Sanremo si "alzano da tavola" a ventre pieno, e non necessariamente la scorpacciata è stata a base di note musicali. Ed è un peccato, perchè da una vita le canzoni sanremesi ci fanno da colonna sonora e non tanto perchè le sentiamo e risentiamo in continuazione per un certo periodo di tempo, ma perchè siamo noi stessi a canticchiare le hit più abbordabili, a fischiettare i motivetti che, per una ragione o l'altra, ci sono rimasti nelle orecchie fin dal primo ascolto.
E il bello è che la stragrande maggioranza non ha alcuna velleità canora. Anzi, spesso ammette di essere stonata e non si esibirebbe mai in pubblico, ma appena scatta il "click" il desiderio diventa irrefrenabile; ed eccoci a intonare brani che - per ironia della sorte - se non detestiamo certo non rientrerebbero nella nostra hit parade personale. "È vero, non so perchè ma il mio tormentone è '44 gatti'; mi assale all'improvviso e mi ritrovo a canticchiarla senza alcun motivo per la disperazione di mia moglie - ammette divertito Gino Buscaglia, presidente di Castellinaria -. Freud ci avrebbe scritto un libro, io mi limito a rassegnarmi a questi impulsi inconsci che, quando posso, cerco di mitigare intonando un classico come 'Summertime'. Ovviamente a mezzavoce, perchè sono così stonato che i motivetti preferisco piuttosto fischiettarli".
Un'altra che, pur non essendo per nulla timida, se canticchia lo fa di nascosto è la campionessa Beatrice Lundmark. "Diciamo che il canto non è una delle mie doti; mi vergogno così tanto che persino i motivetti che sento in auto e che ti viene automatico ricantare li ripeto solo mentalmente, praticamente in playback - commenta con una sonora risata la bella atleta -. Quando sono allegra, invece, perdo i freni inibitori e mi ritrovo (sempre da sola, per carità) ad intonare brani come 'Macarena' di Los Del Rio, o quel tormentone di 'Asereje', delle Las Ketchup, quelle sorelle spagnole... Chissà perché?"
Già, chissà perché, ma certi refrain ci catturano e altri, pur famosissimi e altrettanto orecchiabili, non ci sogneremmo mai di replicare. "È un impulso improvviso, che ti esce dal subconscio, perchè è incomprensibile che mi esca la beguin 'Amici miei' che è di un kitsch... - sbotta l'attore Yor Milano, quasi imbarazzato del tema visto che la musica fa parte della sua professione -. Infatti io non 'canticchio', ma vengo assalito dalle melodie e mi produco in versioni personali di 'My Way' o 'New York New York', con la tonalità giusta; manca solo il pianista". Ma il repertorio di Yor sarebbe molto più vasto, e includerebbe anche Sanremo. "Vero, ma vengono in mente solo le hit degli anni '60 - spiega -. Allora le canzoni sanremesi 'duravano' almeno fino all'estate, adesso bastano pochi giorni e già sono sorpassate da altri brani di successo immediato. Forse ce n'è troppa di musica". Ed è un po' la stessa idea di Reza Khatir che, quando si ritrova a canticchiare non ha che l'imbarazzo della scelta. "Ti vengono spontaneamente, senza un preciso motivo e forse esprimono il tuo stato d'animo del momento; la cosa buffa è che mi capita di accennare un brano, nei momenti più disparati, in tre lingue diverse: parsi, inglese e naturalmente italiano - spiega il fotografo di origine iraniana che, in realtà, non si esibirebbe mai come cantante in pubblico -. L'unica volta che mi è capitato è stato in un take-away di Cadenazzo dove i clienti sono obbligati a cimentarsi nel karaoke; un risultato disastroso di cui mia moglie si vergogna ancora adesso. Certo che mi ricordo canzoni sanremesi, ma se devo citare un motivo che spesso mi ritrovo a canticchiare è 'i can't get no satisfaction' degli Stones, ma non chiedetemi perchè visto che non ne ho la più pallida idea. Quello che è certo, comunque, è che non ne canto mai una brutta; anzi, se mi capita di sentirne una alla radio, cambio canale".
Insomma chi lo fa involontariamente, chi quando è di buon umore, chi non sa resistere all'idea di replicare in formato casalingo i successi musicali, chi lo fa 'a sua insaputa'; fatto sta che, Sanremo o non Sanremo, tutti inevitabilmente ci ritroviamo a riscaldare l'ugola. Magari perchè, a furia di sentirlo replicato in mille forme un ritornello ti contagia, ma è anche vero che c'è chi sveglia la mattina già col suo motivetto in testa. E non si chiede neanche perchè mai, lo canticchia - magari sotto la doccia - inserendolo nella sua compilation personale costantemente aggiornata, secondo gli stati d'animo.
Una che, invece, si sente completamente plagiata e condizionata dalla musica che le resta aggrappata come una conchiglia allo scoglio è la conduttrice radiofonica Rosy Nervi. "È più forte di me; sono vittima di tutti i tormentoni del momento e non è servito a nulla scaricare gli originali da iTunes; chi viaggia in auto con me deve sopportare le mie performances, sempre le stesse, per tutto il viaggio fino alla nausea. Anche mio figlio non ce la fa più - confessa divertita la voce di Rete Tre -. Poi la vena creativa si adegua alla situazione. Ad esempio, se mi guardo allo specchio mi parte 'I migliori anni della nostra vita', 'Que sera sera' o 'Maledetta primavera', secondo il momento che passo. Ma il meglio di me, senza alcuna vergogna, lo dò in coppia con Flavio Sala, quando intoniamo a squarciagola 'Felicità' di Al Bano e Romina. Vuoi che te la canti?". No, grazie.
erocchi@caffe.ch
19-02-2012 01:00