José Cavalli
"Farò di tutto
per andare ai Giochi!"
MASSIMO SCHIRA
Praticare uno sport olimpico e, dopo appena tre anni, essere già qualificati per Europei e Mondiali è senza dubbio sintomo di talento. Che il ventunenne José Cavalli è deciso a sfruttare al meglio con l'obiettivo - e il sogno - di essere al via alle prove olimpiche di Short Track ai Giochi di Sochi nel 2014. Un traguardo prestigioso e non facile da raggiungere, ma a cui il giovane locarnese sta dedicando anima e corpo. Prendendosi un anno sabbatico dall'apprendistato in carrozzeria e costruendo - con l'aiuto della famiglia e il supporto di federazione e Swiss Olympic per quanto concerne le gare - il Team Cavalli. "È un'occasione che voglio cogliere - racconta il pattinatore -, per coronare un sogno da ragazzo. Partecipando alle gare internazionali, come ai recenti Europei, mi rendo conto di cosa significhi confrontarsi con atleti di livello assoluto. E cerco di imparare il più possibile nel modo più rapido".
Con i risultati ottenuti, intanto si è aperta la porta dei Mondiali di Shanghai ad inizio marzo. Obiettivi?
"Voglio assolutamente divertirmi durante le gare, ma soprattutto imparare. Carpire segreti nel modo di pattinare, nella tattica e nell'approccio mentale alle gare".
Agli Europei ha colto un 23° posto su 50 atleti nei 500 metri. Contento?
"Contento, no. Perché sono esigente con me stesso ed ambizioso. Diciamo che il risultato sui 500 non è male, ma c'è parecchio lavoro da fare".
Ha capito dove sono le differenze rispetto ai migliori?
"L'aspetto più complesso secondo me è quello tattico, perché i grandi specialisti gestiscono le gare in maniera incredibile. Poi io credo di avere ancora un po' troppo rispetto per gli avversari e soffro un po' mentalmente".
In che modo si può definire la tattica in una gara di short track?
"Sui 500 metri, ad esempio, all'ultimo giro c'è una competitività incredibile. Sfruttare i "buchi" e le occasioni non è facile, anzi! Più le gare sono lunghe, più ci sono situazioni diverse come tentativi di fuga, tattica a squadre in favore dell'uno o dell'altro. È complicato stare attento a tutto".
Ma su una pista così corta, non si perde il conto dei giri?
"Onestamente io non guardo molto ai giri che mancano. Direi addirittura per nulla, perché mi concentro su quanto fanno gli avversari. Poi quando suona la campanella, so di essere all'ultimo giro..."
Perché dice di soffrire un po' mentalmente?
"Al momento pago un po' le emozioni e la poca esperienza".
Di recente è stato anche negli Stati Uniti per allenarsi. Come si è trovato?
"Diciamo che negli Usa ho seminato, adesso spero di iniziare a raccogliere. È stata un'esperienza estremamente intensa, ma anche parecchio dura, soprattutto nell'ultimo dei 5 mesi".
In che senso?
"Il carico d'allenamento è passato da 6 ad 8 ore al giorno. Sveglia alle 5 e prima seduta giornaliera alle 5.30. E poi impegni fino alle 11 di sera... Il mattino mi portavo dietro il mal di gambe del giorno precedente, con la fatica che andava accumulandosi. Ho anche rischiato un po' troppo".
Perché?
"Sentivo che c'era qualcosa che non andava al 100%, mi pareva di lavorare quasi inutilmente. Poi medici e fisioterapisti me lo hanno confermato: ho rischiato di sfibrare la muscolatura. Per fortuna senza troppi danni".
Facciamo un passo indietro: ma come è arrivato allo Short Track?
"Ho fatto mille sport, ma ho soprattutto giocato a hockey. Ad Ascona e nell'Ambrì. E pensare che non mi piaceva neanche pattinare... Giocavo in porta di nascosto da mio padre, che mi voleva giocatore di movimento. Poi ho smesso con l'hockey e mia madre, che è olandese, mi ha proposto di provare questa disciplina. E siccome già nell'hockey in pochi reggevano la mia velocità, eccomi qua".
Ha comunque fatto passi da gigante in pochissimo tempo...
"È vero. I limiti posti in Svizzera li ho raggiunti addirittura con una certa facilità. Ora per i Giochi sarà un po' più complicato, perché servono risultati in determinate gare. L'obiettivo fissato con Diego Cattani, il mio allenatore a Milano, è di migliorare ancora nei prossimi mesi".
Come gestisce l'impegno al 100% nello sport?
"L'aiuto della famiglia è essenziale. Federazione e Swiss Olympic pagano le trasferte per le gare, ma per il resto, allenatori compresi, me la devo sbrogliare... Non è semplice e in vista di Sochi serviranno degli sponsor".
Lo Short Track costa caro?
"Beh, tanto per iniziare un paio di pattini di un certo livello costano 3.500 Euro senza lame (altri 300-400 Euro, 2-3 volte l'anno). Ma si può arrivare anche a 4.800 Euro... Poi ci sono le altre spese".
mschira@caffe.ch
12-02-2012 01:00