Karl Alpiger
L'ex campione
analizza il dopo Cuche
DANIELA BLEEKE SOLLBERGER
Nella seconda metà degli anni Ottanta è stato uno dei protagonisti del periodo d'oro rossocrociato, con campioni come Pirmin Zurbriggen, Peter Müller, Franz Heinzer, Daniel Mahrer. Karl Alpiger si era distinto soprattutto nella discesa libera, disciplina in cui ha festeggiato cinque vittorie in Coppa del Mondo due bronzi mondiali . Oggi il sangallese possiede due negozi di sport e un bar, ma continua a seguire le gare e soprattutto le prestazioni dei suoi connazionali: "Lo sci è stata a lungo una parte fondamentale della mia vita. Nel limite del possibile cerco di guardare le competizioni, ma soprattutto il weekend quando c'è molta gente sulle piste non ho molto tempo. I classici come Wengen e Kitzbühel però non me li perdo, se possibile anche dal vivo".
In passato però è stato anche commentatore per Eurosport...
"Sì, ma è stato un impegno di un paio d'anni. Trovo che per essere un buon esperto bisogna essere vicino agli atleti, a ciò che succede, in modo da poter offrire delle storie intressanti. Ma l'attività mi ha aiutato a distaccarmi più lentamente dalla Coppa del Mondo".
Come valuta la stagione degli svizzeri?
"Finora hanno mostrato delle ottime cose, soprattutto in discesa, con degli atleti eccellenti come Cuche e Feuz. Sono sorpreso di quanto il neocastellano come discesista riesca a stare ad alti livelli così a lungo, anche se spesso la routine può fare la differenza. Sta chiudendo in modo grandioso la sua carriera ed è positivo che ci sia un giovane che possa prendere il suo ruolo di leader".
Ai suoi tempi era diverso?
"Con Zurbriggen, Mahrer e Heinzer c'erano atleti d'esperienza, ma la pressione dei giovani era molto alta. Allora come sport invernale c'era praticamente solo lo sci, e così arrivavano tanti ragazzi forti".
È per quello che ha smesso già a trent'anni?
"No. Venivo da una stagione difficile dopo un cambio di materiale e poi ho perso anche lo sponsor degli sci per l'anno successivo. Non sapevo bene cosa fare, ma avevo avuto la fortuna di restare sano e di festeggiare dei successi, così ho deciso di dire basta anche se fisicamente avrei ancora potuto continuare. Poi mi sono integrato in fretta nella vita 'normale'".
Tornando ad oggi, in discesa gli elvetici festeggiano grandi successi, ma nelle altre specialità i risultati non sono così esaltanti...
"Nelle discipline tecniche spesso le gare vengono decise per centesimi. Ovviamente ci si accorge quando le cose non vanno; quando si ragiona sulla situazione e si vuole troppo, si tende a commettere più errori. Inoltre manca un leader sia in campo maschile che femminile".
La squadra svizzera è anche confrontata con molti infortuni, come mai?
"Anche quando correvo io c'erano degli infortuni. I colpi alla schiena ci sono sempre stati, anzi. Ai tempi le piste venivano preparate a mano, con acqua, pale e scarponi, mentre oggi ci sono a disposizione dei macchinari. D'atra parte con il miglioramento del materiale le curve e i salti possono essere affrontati a maggior velocità. Ciò può portare a una maggiore pressione sulle ginocchia".
Quindi con le nuove regole le cose dovrebbero migliorare?
"Sinceramente non so se si avranno i risultati sperati e mi sembra strano che la Fis voglia in pratica cancellare 30 anni di progressi. Gli sci che avevamo nel 1985 erano più sciancrati di quelli che vogliono introdurre. Ovviamente sono favorevole al tentativo di ridurre gli infortuni, ma si può anche sviluppare il materiale in modo da ottenere miglioramenti in questo senso".
Cosa cambierà invece a livello competitivo?
"Soprattuto per i giovani sarà difficile adattarsi. Si avranno degli scenari completamente diversi nelle classifiche, perché chi riuscirà ad adattarsi prima sarà il più veloce. Può essere interessante in questo senso, ma è un passo indietro per l'attrattività dello sport".
Cosa serve per avere successo come sciatore?
"Innanzitutto ci vuole talento. Poi servono disciplina, ambizione, perseveranza e la volontà di essere migliore degli altri. Queste sono le basi, ma sono necessari anche un buon team, un buon allenatore, il materiale giusto e un buon serviceman, insomma delle condizioni ottimali. Un altro aspetto fondamentale è la forza mentale, in particolare quando bisogna rientrare da lunghe pause per infortunio".
Condizioni ottimali che, evidentemente, c'erano alla fine degli anni Ottanta...
"Allora vincevamo quasi tutte le discese. Già d'estate ci spronavamo reciprocamente e questo ci portava ad un rendimento massimo. Persino il tuo migliore amico sulla pista era un avversario. Sapevamo di essere la migliore nazione al mondo e una certezza simile è molto importante".
12-02-2012 01:00