Gregory Sciaroni racconta la "sua" Davos
"Vincere il primo titolo
è stato come un sogno"
DANIELA BLEEKE SOLLBERGER
Ormai da tempo qualificato per i playoff e in lotta per la leadership in classifica, il Davos può guardare tranquillamente al finale di stagione. Anche perché con 5 titoli e 2 finali negli ultimi 11 anni si può dire che i grigionesi sono la squadra di maggior successo del nuovo millennio. Da quasi tre campionati anche Grégory Sciaroni è una pedina importante dello scacchiere di Arno Del Curto. Il ticinese proveniente dall'Ambrì, nella cittadina di montagna ha trovato la sua felicità: "Sto davvero bene qua", ripete diverse volte durante l'intervista. "Mi sono trovato subito a mio agio. Ci voleva un cambiamento, perché un'esperienza lontano da casa ti fa crescere come giocatore ma soprattutto come persona".
Nessuna difficoltà di adattamento quindi, nemmeno per la lingua?
"No. Noi ticinesi ci buttiamo sempre e qua ci sono persone intelligenti che non criticano se commetti uno sbaglio, ma ti aiutano".
Cosa le manca del Ticino?
"Resta sempre casa mia, ho lì la famiglia e la ragazza ed è bello tornare, ma sono felice qui".
Cosa le piace in particolare di Davos?
"La tranqullità. Amo la montagna e qui vivi in una piccola città di montagna dove c'è tutto ma, appunto, è molto tranquilla".
A proposito di Coppa Spengler, che emozione è stata conquistare il trofeo?
"Un'emozione unica. Da piccolo nelle vacanze di Natale era d'obbligo guardarla in televisione. Potervi partecipare e per di più vincerla è stata una bella soddisfazione".
E non è stata l'unica del 2011. In aprile avete vinto il titolo...
"Sembrava di vivere un sogno. Quando guardi l'orologio gli ultimi tre secondi e sei pronto ad entrare in pista per esultare, quando alzi la coppa con i compagni, sono emozioni indescrivibili. Ho mille ricordi di quella sera che resteranno per sempre".
Un titolo che il Davos ha vinto spesso negli ultimi anni, ma non è mai riuscito a difendere...
"Forse è la dimostrazione che non è semplice comfermarsi. Non nascondo che non sarebbe male fare il bis, ma non ci pensiamo. L'obiettivo è di arrivare il più lontano possibile, poi si vedrà".
Siete comunque tra i maggiori favoriti. Sentite la pressione?
"Negli ultimi dieci anni il club ha vinto tanto. Sappiamo tutti come comportarci, affronteremo i playoff passo dopo passo, ma non sentiamo la pressione".
Ha un avversario che preferirebbe affrontare?
"Siamo tante squadre racchiuse in pochi punti, a dimostrazione di quanto sia equilibrato il campionato. Indipendentemente da chi si avrà di fronte, bisognerà prepararsi al meglio e pensare a se stessi".
Si imposta diversamente il gioco a dipendenza dell'avversario?
"Si studiano le tattiche, ma se continui sulla tua strada e imponi il tuo gioco partita dopo partita, sarà compito degli avversari concentrarsi su di noi".
Quali sono i vostri punti di forza?
"Uno è la velocità, ma è tutto l'insieme che fa la differenza. Nei playoff è molto importante l'intensità di gioco, bisogna sempre dare il massimo".
Come descriverebbe Arno Del Curto?
"È una persona che ti dà veramente tanto, chiedendo anche tanto in cambio. Da lui si può imparare moltissimo, da come vive e vede l'hockey, sembra che sia sempre dieci passi avanti rispetto agli altri. Si può solo ascoltarlo, guardarlo e imparare. È una fortuna lavorare con lui. Arno è Arno".
Nonostante i soli 22 anni ha già disputato quasi 300 partite di Lna, c'è anche l'idea di andare all'estero in futuro?
"È una bella cifra, spero di poterne fare ancora almeno altrettante. Qui ho ancora un contratto per altre due stagioni e sto benissimo, quindi per il momento non ci penso. Poi non si sa mai cosa può succedere in futuro".
Intanto è tornato a vestire la maglia della Nazionale, pensa ai Mondiali?
"È stata una bella esperienza, perché giochi in modo diverso con altri compagni e un altro allenatore. Ma bisogna essere realisti, da qui ad arrivare a disputare un Mondiale ci vuole ancora tanto lavoro".
19-02-2012 01:00